VENEZIA – Nei giorni del Festival del Cinema, Venezia è sotto i riflettori del mondo. Da sempre la sua fama è legata a calli e campielli, ma il simbolo per eccellenza della città è certamente la gondola. Imbarcazione dalle caratteristiche uniche, in passato era usata come mezzo di trasporto per le persone di un certo rango, ma poteva anche adattarsi come bisca, ambasciata o garconniere. La sua costruzione si tramanda negli anni seguendo una sapienza antica racchiusa in generazioni di 'squeraroli', i costruttori di gondole.
Oltre allo 'squero Tramontin', attivo fin dal 1884, esistono solo altri 4 squeraroli a Venezia.Ma solo Roberto Tramontin segue ancora il metodo tradizionale di costruzione delle gondole, basandosi cioè sul fisico del gondoliere che richiede l'imbarcazione, studiato dal maestro d'ascia Domenico Tramontin e oggi portato avanti dai suoi eredi.
''La costruzione di una gondola – spiega Tramontin a LABITALIA – può impiegare anche due mesi ma dura almeno 30 anni per un costo a partire da 35 mila euro. Insomma, una gondola dura più di un matrimonio, ma costa meno di un divorzio''.
Ma le gondole non sono solo un'esclusiva di Venezia: infatti, lo squero Tramontin a volte esporta anche imbarcazioni all'estero, soprattutto a Dubai, dove ci sono canali circondati da palme che ricordano molto il capoluogo veneto.
''Le ordinazioni arabe – continua Tramontin – sono in calo e anche il turismo è in crisi, anche se a Venezia possiamo sempre contare su un flusso di tutto rispetto''. Per gli squeraroli, però, la crisi più grave non è quella economica, ma riguarda il ricambio generazionale: ''Il vero problema – commenta Tramontin – è che i giovani non sembrano molto interessati a questo lavoro. Qualcuno, dopo 5 anni di apprendistato, ottiene la qualifica di operaio e chiede un aumento di stipendio, una cifra che non sempre il datore di lavoro è disposto a sborsare, per cui bisogna valutare attentamente se mantenere il dipendente''.
Il nome 'squeraroli' deriva dal principale strumento di lavoro di questi carpentieri, la squadra o 'squara' in dialetto veneziano. Per altri, invece, il nome deriverebbe dal greco 'eskharion', cioe' lo 'squaro', il cantiere di costruzione e riparazione dotato di un piazzale inclinato verso il canale o il rio per l'accesso delle barche. Testimonianze parlano dell'esistenza degli squeraroli fin dal XII secolo, ma verso il XIV secolo il governo limito' molto la loro attivita' a favore dei dipendenti statali dell'Arsenale, per tenere sotto controllo la produzione.
La forma attuale delle gondole, invece, risalente al 1600, viene da modifiche avvenute negli anni, volte ad alleggerire lo scafo senza compromettere stabilita' e resistenza. Tra il 1800 e il 1900 avvennero, invece, le modifiche più importanti per permettere la conduzione da parte di un solo gondoliere: si passò allo scafo asimmetrico, quello studiato da Domenico Tramontin. Infatti, la costruzione di una gondola e' frutto di precisione e occhio ai dettagli e, per stessa ammissione dello storico squerarolo Roberto Tramontin, ''dopo 40 anni di lavoro non si smette mai di imparare''.
Le misure dell'imbarcazione sono rigidamente fissate: lunga 11 metri, larga al massimo 1,42 m, anche se in fase costruttiva si preferisce usare il piede veneto come unità di misura. Una gondola può pesare sui 350 kg, ma allo stesso tempo deve essere agile in modo da potersi manovrare con un solo remo nell'intrico di isole e canali veneziani. La barca deve anche essere asimmetrica per poter navigare di fianco, motivo per cui il lato sinistro è più largo di quello destro di 24 cm. Il fondo piatto, invece, rende la gondola adatta alla navigazione anche su fondali bassi.
Sono invece ben 8 i tipi di legno impiegati nella costruzione delle gondole: rovere, abete, olmo, ciliegio, larice, noce, tiglio e mogano, ciascuno adatto ad una parte specifica. Lo squerarolo applica la cura maniacale dei dettagli già nella scelta del legno, che deve essere senza nodi e lasciato essiccare in modo naturale, senza l'ausilio di forni. Gli unici elementi in metallo sono il 'fero', il ferro di prua a 6 denti a forma di 'S' che ricorda la sagoma del Canal Grande coi 6 sestieri in cui è suddivisa Venezia e il 'risso', il riccio di poppa che simboleggia l'isola di Giudecca.
Lo squerarolo lavora a braccia, apportando di volta in volta piccole modifiche, frutto dell'esperienza maturata nel tempo. Il suo lavoro parte con la predisposizione del 'cantier' e delle 'corbe', le assi che daranno la struttura alla gondola. Dopo si passa alla sagomatura e messa in opera dei 'serci', le tavole di rovere che faranno da fiancate, la cui curvatura è ottenuta tramite immersione e quindi riscaldamento sul fuoco.
Successivamente, lo squerarolo capovolge l'imbarcazione per lavorare il fondo, rinforzandolo con tavole di abete e piallando eventuali asperità, un fondo che sarà poi cambiato dopo circa 15 anni. Tra le fessure delle tavole viene quindi inserita della stoppa per evitare le infiltrazioni d'acqua.
Dopo è il momento delle rifiniture e delle decorazioni, per poi verniciare la gondola con 5-6 mani di pittura nera, colore imposto secoli fa dal magistrato alle pompe per limitare lo sfarzo eccessivo. Ultima fase è la costruzione dei remi in faggio e delle forcole, la base di appoggio del remo, che è ricavato da un solo pezzo di noce o pero. Particolari addobbi e rivestimenti sono previsti in caso di cerimonie. Si è perso invece nel tempo l'uso del 'felze', la cabina rivestita di panno nero usata per proteggere i passeggeri.
Articlolo scritto da: Adnkronos/Labitalia