AREZZO – Saranno Giuseppe Pansini, già direttore dell’Archivio di Stato di Firenze, Marcello Verga ed Ivo Biagianti, docenti di Storia presso le Università di Firenze e di Siena, a presentare il volume con gli atti del convegno “Arezzo e la Toscana da Pietro Leopoldo a Leopoldo II (1765-1859)”. L’iniziativa è in programma martedì 8 aprile, alle ore 17, presso l’Archivio di Stato di Arezzo, in via degli Albergotti. La pubblicazione del libro è stata promossa dalla Provincia di Arezzo e dalla Società storica aretina, organizzatrici del convegno svoltosi nell’autunno 2005, che saranno rappresentate dall’assessore alla cultura Emanuela Caroti e dal presidente Luca Berti.
Curato da Franco Cristelli, il volume vede la luce come numero 25 della collana “Arte, costume, storia” della Provincia di Arezzo e mette a fuoco un periodo cruciale della storia della Toscana e del territorio aretino. Le ‘riforme’ varate da Pietro Leopoldo di Lorena, le conseguenze della Grande Rivoluzione, la Restaurazione ed il moto risorgimentale, l’unificazione nazionale sono eventi che hanno modificato in profondità la società di antico regime, introducendo l’età contemporanea.
I sedici studi inseriti nel libro gettano luce sulle varie fasi di questo eterogeneo percorso, affrontando problematiche diverse. Il processo riformatore (Alessandra Contini, Luca Berti), le istanze di rinnovamento e le resistenze che percorrono la Chiesa nell’età dell’illuminismo (Franco Cristelli), il mondo della cultura (Roberto Salvadori), della scienza (Walter Bernardi) e dell’arte (Isabella Droandi, Ersilia Agnolucci), l’educazione femminile (Nicoletta Bellugi), gli orientamenti e le attività dei ceti dirigenti (Claudio Santori, Raissa Athena Lisi, Vittorio Gnocchini), lo ‘strappo’ determinato dall’occupazione francese (Alfredo Vellutini, Edgardo Donati), l’uso del suolo e del paesaggio (Camillo Berti), l’atteggiamento del clero di fronte al moto risorgimentale (Silvano Pieri) ed infine l’evoluzione degli stemmi dello Stato toscano, che inevitabilmente travalica i limiti cronologici del convegno (Luigi Borgia).