Home Nazionale Egitto, prima notte a casa per i torinesi rapiti

Egitto, prima notte a casa per i torinesi rapiti

0

TORINO – Dopo dieci giorni di prigionia nel deserto, prima notte a casa per i cinque torinesi rapiti lo scorso 19 settembre in Egitto e liberati all'alba di ieri. A riportarli a casa un C 27 J Spartan dell'Aeronautica militare, atterrato all'aeroporto di Caselle poco prima delle 2. Ad accogliere Giovanna Quaglia, Lorella Paganelli, Michele Barrera, Mirella Degiuli e Walter Barotto, il comandante regionale dei Carabinieri di Piemonte e Valle d'Aosta, generale Vincenzo Giuliani, salito a bordo del velivolo per portare il saluto del ministro Ignazio La Russa, e il console d'Egitto a Milano, Sherin Maher. Accanto a loro i familiari dei cinque ostaggi che dopo giorni di angoscia hanno potuto riabbracciare i loro cari.

''E' stata dura, spesso ci siamo chiesti se ce l'avremmo fatta, se avremmo avuto acqua e cibo a sufficienza, abbiamo avuto anche paura, ma le guide egiziane sono state la nostra forza'', hanno confidato pochi minuti dopo l'atteraggio Giovanna Quaglia, Mirella Degiuli e Walter Barotto, incontrando i numerosi giornalisti che li attendevano. Mentre Lorella Paganelli e Michele Barrera hanno preferito evitare i flash e allontanarsi. Insieme, i volti provati dalla stanchezza e dalla difficile esperienza appena conclusa, i tre hanno ripercorso i giorni di prigionia e l'ultima notte trascorsa nel deserto, in 19 su un'unica gip, muniti di gps messo loro in mano dai rapitori, la paura di non riuscire a farcela, fino all'incontro con gli egiziani e la consapevolezza che finalmente erano liberi. ''L'attacco è stato drammatico – hanno ricordato – perché il deserto è affascinante ma è anche complicato. Il giorno che ci hanno rapiti ci eravamo insabbiati con le gip e quando li abbiamo visti arrivare abbiamo subito inteso che erano predoni e che non avevano buone intenzioni''.

''Abbiamo sempre pensato che si trattasse di un rapimento a scopo di estorsione'' hanno aggiunto gli ex ostaggi precisando poi che i rapitori ''non ci hanno mai usato violenza fisica, anzi, tra noi e loro non c'è stato alcun rapporto diretto. In particolare noi donne – hanno precisato Giovanna Quaglia e Mirella Degiuli – eravamo per lo più con il capo velato e la testa bassa e trascorrevamo gran parte della giornata nascosti sotto le gip, coperti da lenzuola bianche per proteggerci da una temperatura che ha raggiunto anche i 60 gradi ''.

Intanto iniziano a trapelare alcuni particolari sull'azione che ha portato alla loro liberazione. Secondo la versione fornita al quotidiano al-Sharq al-Awsat da una fonte della sicurezza della provincia di al-Awinat, nel sud dell'Egitto, dove erano tenuti gli ostaggi, il gruppo dei rapitori sarebbe stato attaccato dalle forze di sicurezza egiziane mentre tentava di fuggire con il riscatto, che in un primo momento sarebbe stato effettivamente pagato.

In base alla ricostruzione degli ultimi momenti del sequestro effettuata da questa fonte, gli agenti dei servizi segreti egiziani e sudanesi avrebbero fatto avere ai sequestratori la somma richiesta di sei milioni di euro pagata dal governo tedesco. Subito dopo i predoni avrebbero lasciato da soli i turisti lungo la frontiera tra Sudan e Ciad per fuggire verso sud. Questo sarebbe avvenuto domenica scorsa ed è in questa fase che la banda di uomini armati avrebbe subito un primo attacco dalle forze sudanesi, terminato con l'uccisione di diversi miliziani.

Poco prima i sequestratori avrebbero subito un altro attacco, durante il quale i militari sudanesi sarebbero riusciti ad arrestare alcuni di loro e a riprendere il riscatto pagato. Questa situazione avrebbe permesso poi alle forze egiziane, all'alba di ieri, di entrare in azione con un blitz nel quale avrebbero ucciso la metà dei rapitori.

Per un altro giornale locale, 'al-Misriun', al blitz avrebbero partecipato elementi dei servizi segreti sudanesi e sul posto sembra che ci fossero anche agenti italiani e tedeschi che però, secondo il giornale egiziano, non avrebbero partecipato all'operazione. Per giungere a questo blitz finale i militari egiziani avrebbero teso una serie di agguati con l'ausilio di cecchini per diminuire gradualmente il numero dei rapitori. Sarebbero stati uccisi 17 sequestratori, mentre altri sarebbero rimasti feriti e alcuni si sarebbero arresi.

Articlolo scritto da: Adnkronos