Il primo firmatario della proposta di deliberazione consiliare di iniziativa popolare Gabriele Gatti ha illustrato i contenuti della stessa “a nome dei molti cittadini, insegnanti e studenti coinvolti nella mobilitazione delle scorse settimane contro la riforma Gelmini”. Gatti ha ricordato come il piano programmatico collegato alla legge 133 contenga una parola “troppe volte ripetuta: essenzializzare. Dietro tale formula si cela in realtà un proposito che porta a una revisione degli ordinamenti scolastici connessa a riduzione generalizzata del monte ore settimanale, a orario solo ante-pomeridiano, a maestro unico, a riduzione della spesa di circa 8 miliardi di euro e di migliaia di posti di personale docente e ausiliario. Anche in questa città, il provvedimento governativo avrebbe i suoi effetti negativi. Votando a favore della nostra iniziativa, suscettibile ovviamente di emendamenti da parte dei consiglieri, questo Consiglio Comunale ribadirebbe invece il valore che Arezzo ha sempre dato all’istruzione, alla convivenza fra bambini, alla loro crescita”. Il promotore ha lamentato che per la seconda volta “sono qui, in un’aula dove è presente solo una parte politica mentre è totalmente assente l’opposizione”.
Il centro sinistra, con gli interventi dei consiglieri Bernardini, Paolucci, Cristiano Rossi e Tulli, ha ritenuto la proposta di deliberazione avanzata dai cittadini esaustiva nel suo dispositivo mentre i tagli del Governo in grado di dare un colpo mortale alla qualità didattica della scuola pubblica. Anche l’assessore Francesca Tavanti ha paventato il rischio di una “nuova scuola monotematica, generalista, povera di contenuti e inadeguata, anche professionalmente, alla società contemporanea nella quale viviamo. Nel momento in cui usciranno i decreti attuativi della Gelmini, l’impegno dell’amministrazione sarà comunque quello di convocare dirigenti scolastici e insegnanti e di riunire le famiglie per capirne i bisogni e progettare azioni alternative per soddisfare le loro esigenze”.
Edi Bacci (Pd) ha presentato un emendamento dove sia espressa “forte contrarietà politica alla legge e valorizzata l’esperienza di buone pratiche che già il Comune porta avanti nelle scuole, ad esempio l’insegnamento nelle materne ai bambini stranieri della lingua italiana”.
La proposta di delibera è stata approvata con i 24 voti della maggioranza.