BRUXELLES – La Ue "deve mantenere gli obiettivi'' del pacchetto contro il cambiamento climatico e ''non potrà esservi flessibilità''. E' la risposta del presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, interpellato sulla posizione dell'Italia che chiede di ripensare le misure del pacchetto clima-energia preparato dalla stessa Commissione europea lo scorso gennaio, perché insostenibili per l'industria e l'economia. Pacchetto che parte dagli obiettivi fissati dai leader dei 27 nel 2007, e cioè 20% di taglio delle emissioni di gas serra, 20% di quota di energie rinnovabili e 20% di miglioramento dell'efficienza energetica entro il 2020.
"Flessibilità per raggiungere questi obiettivi sì – ha detto Barroso – ma dobbiamo mantenere chiaramente il risultato di una riduzione almeno del 20% dei gas serra. Non vedo alcuna ragione di cambiare questi obiettivi. Tutti ora anzi vanno dicendo che dobbiamo aver imparato la lezione, dovremmo anzi aver agito prima, tutti gli argomenti sono a favore di un maggiore impegno". Naturalmente, ha aggiunto, "non vogliamo che tutto il peso gravi sulle industrie europee, non voglio che siano loro a pagare tutto il conto", dunque, "usiamo sì tutta la flessibilità possibile ma rispettando quegli obiettivi".
Parlando del via libera dei Paesi membri alle proposte dell'esecutivo Ue su clima ed energia, Barroso si augura "che venga raggiunto un accordo entro dicembre", e sopratutto che la crisi finanziaria non faccia dimenticare il problema del cambiamento climatico. "Non possiamo permetterci il lusso di dire che salvare il pianeta è come bersi un digestivo. Il cambiamento climatico non muta solo perché adesso c'è una crisi finanziaria", ha detto ricordando il vertice Ue di domani.
Proprio oggi il ministro degli Esteri Franco Frattini, nella sua comunicazione alle Commissioni Esteri e Politiche dell'Unione europea di Camera e Senato, aveva chiesto flessibilità sull'attuazione del piano europeo di riduzione delle emissioni inquinanti entro il 2020. Alla luce della crisi finanziaria, ha affermato ''l'impatto per l'Italia dell'approvazione del piano "equivarrebbe a 1,14 punti del Pil".
L'Italia chiede, dunque, che "l'adozione di questa strategia sia accompagnata da una valutazione d'impatto sul sistema dell'economia reale" in modo che non vi sia solo una valutazione politica ma una valutazione "costo benefici rispetto ai sistemi industriali". Rispondendo poi alle domande, il ministro ha specificato di riferirsi ad una flessibilità sulle tappe intermedie.
Articlolo scritto da: Adnkronos/Ign