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Chiusura in tono minore per il Play Art Festival 2008

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Chiusura in tono minore per il Play Art Festival 2008

AREZZO – Si è concluso ieri sera il Play Festival 2008. Una serata minacciata fino all’ultimo dalla pioggia che alla fine si è dimostrata clemente. Molto meno clemente invece è stato il cartellone della serata, magniloquente in apparenza ma problematico nella sua realizzazione, difficile da capire.
Ad aprire il main stage sono stati i Kultur Shock, formazione multietnica costituita da membri statunitensi, bosniaci, giapponesi e bulgari. Ottima l’idea, difficile da apprezzare la realizzazione. Sul loro sito dichiarano di suonare ogni brano di ogni performance come se fosse l’ultimo, purtroppo è molti difficile capire il perché…

Alle Ventidue circa giunge il turno di Carmen Consoli, che si presenta sola sul palco accompagnata unicamente dalla propria chitarra. Racconta le storie del suo repertorio in “Fiori d’arancio”, un matrimonio mancato che descrive la trepidante attesa dal punto di vista della sposa, “Contessa Miseria”, “Catene”, la storia di Maria Catena ingabbiata dal pettegolezzo di provincia per il quale le viene rifiutata la Comunione.
Carmen Consoli ricorda, come sempre in ogni sua esibizione, Rosa Balistreri, cantautrice della tradizione siciliana cui è molto legata, con un pezzo in dialetto siculo introdotto da Carmen attraverso una prosa tradotta in italiano. Prosegue con “Matilde odiava i gatti”, storia isterica conclusasi in un assurdo suicidio. Chiude con “Geisha” pezzo allucinante sul sesso di un fantomatico padre padrone.

Pochi minuti di preparazione e sale sul palco Max Gazzè accompagnato dai cinque membri della sua band. Apre con “Il medio dopo l’evo” brano con cui inizia anche il suo nuovo album intitolato “Fra l’aratro e la radio”. Prosegue con “L’uomo più furbo”, una strana storia d’amore, “L’ultimo cielo” in cui cita la poesia di Salvatore Quasimodo “Ed è subito sera”. Seguono “Il Solito Sesso”, la telefonata in musica portata al Festival di Sanremo 2008, “Cara Valentina”, “Una musica può fare” arrangiata sul riff ritmico reso famosissimo dalla “We will Rock You” dei Queen, “Annina mia” e “Il Timido Ubriaco”, quindi Gazzè chiama sul palco la sua “sorellina” come la definisce, cioè Carmen Consoli. I due, rimasti soli sul palco con basso e chitarra, scherzano, poi attaccano con “L’Ultimo Bacio” titolo e colonna sonora dell’omonimo film di Gabriele Muccino, quindi “Vento d’estate” di Gazzè, poi “Narciso” della Consoli attaccato con un simpatico “Gazzetta”.
Torna la band sul palco e si prosegue con “Il Motore degli Eventi” e “La Favola di Adamo ed Eva” entrambi di Max.
Il finale è una lunga improvvisazione che passa per il reggae “Get up Stand up” di Bob Marley, del quale nessuno ricorda la strofa tranne la bravissima corista, che con un pronto intervento ed un “brava” di Gazzè salva tutti. Chiusura con l’accenno sulle note di Bill Withers in “Ain’t no sunshine”.

Verso la Mezzanotte il palco viene sgomberato in fretta e furia, mentre la platea non si muove in attesa dell’ultimo ospite cui è affidato l’arrivederci per Play 2009.
Sono un corno e una tromba a svegliare i più sonnacchiosi: due tipi in costume tipico serbo attraversano il pubblico suonando senza amplificazione.
Divertiti dall’intermezzo tutti gli spettatori strappano dal sonno l’attenzione e si mettono ad ascoltare.
Pochi minuti e l’orchestra schierata sul palco vede entrare il protagonista Goran Bregovic, musicista bosniaco dall’aria straordinarimanete giovane nonostante i suoi 58 anni d’età. Artista dalla carriera quasi quarantennale, Bregovic si è dato alla composizione di colonne sonore per il cinema, mestiere che svolge raccogliendo continui successi dal 1989, data storica quest’ultima che vide lo scioglimento definitivo del gruppo di cui Bregovic fu l’indiscusso leader “Bijelo Dugme”, cioè bottone bianco, storica formazione protagonista del panorama rock anni Settanta in tutta la Jugoslavia, i Rolling Stones dei Balcani.

“Questa è la mia orchestra per i matrimoni e i funerali” così vengono presentati i sei membri della sezione fiati tutti serbi, le due coriste in abito tradizionale bulgaro direttamente da Sofia e il percussionista – fisarmonicista – tutto fare al centro del palco.
Uno show spettacolare che ha fatto ballare tutto il pubblico del Prato fino a tarda notte. All’apparenza una semplice orchestra di paese da dieci membri, in realtà un gruppo collaudato di bravissimi musicisti che, con una strumentazione essenziale e tanto cuore, riescono a tirare fuori il meglio dalle melodie tzigane, arabe e orientali.
Un’esibizione ottima, più che apprezzata dalla platea, che salva una serata un po’ così, senza infamia e senza lode.

GUARDA LA FOTOGALLERY DEL CONCERTO:
– Kultur Shock
– Carmen Consoni e Max Gazzè
– Goran Bregovic

Articlolo scritto da: Sandro Farinelli