Home Nazionale Fiat: Berta, nodo di tutto è questione rappresentanza, ormai serve legge

Fiat: Berta, nodo di tutto è questione rappresentanza, ormai serve legge

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Roma, 5 lug. (Labitalia) – "Il rifiuto della presidente della Camera, Laura Boldrini, di visitare lo stabilimento Fiat è solo l'ultimo episodio di una vicenda tormentata, di una controversia purtroppo nociva e che non porta nulla all'industria del Paese". Così Giuseppe Berta, professore di Storia contemporanea alla Bocconi ed ex responsabile dell'archivio storico Fiat, parla con Labitalia della vicenda che ha come protagonisti Laura Boldrini e Sergio Marchionne.Ad originare questo ennesimo conflitto (questa volta anche istituzionale) è "la questione della rappresentanza", spiega Berta. "Questione che, oramai è evidente, non può più essere risolta nè con l'accordo tra le parti nè con le sentenze dei giudici: bisogna ora fissare una regola condivisa attraverso una legge che dia attuazione al dettato costituzionale dell'articolo 39", avverte. Tutto parte dalla riorganizzazione di Pomigliano, spiega Berta. "Con la riconversione, lo stabilimento campano non solo è diventato una fabbrica efficiente, ma è diventato additittura un modello. Il Wcm (World Class Manifacturing) è stato premiato con una medaglia d'oro", ricorda lo studioso che si occupa da molto tempo di industria automobilistica. "Ma nella percezione si è anche creato -osserva Berta- uno scarto notevole, uno iato, tra questa fabbrica e l'involucro delle relazioni industriali, anche perché la riorganizzazione di Pomigliano si è accompagnata al distacco della Fiom dalla Rsa". E dopo Pomigliano, ricorda il professore, "c'è stata Grugliasco, il più importante investimento industriale del 2012". Dal conflitto sulla rappresentanza "è difficile venirne fuori con gli strumenti fin qui usati" e "paradossalmente", chiosa Berta, "Fiom e Fiat, Landini e Marchionne, sembrano chiedere la stessa cosa: fissare per legge delle regole che diano risposte certe e chiare". Una strada da seguire, consiglia Berta, anche per non "mettere a rischio due fabbriche innovative come quelle di Pomigliano e di Grugliasco, che in Italia davvero non hanno pari".