Roma, 17 giu. (Labitalia) – "La nostra associazione ce l'ha messa tutta, fuori e dentro il Parlamento, e alcune nostre posizioni sono state accolte Tuttavia, non possiamo dire di essere del tutto soddisfatti. Su altri aspetti, l'impressione è che i politici non abbiano compreso fino in fondo le problematiche del settore". Così Giuseppe Bica, presidente dell'Anammi, Associazione nazionale-europea amministratori d'immobili, commenta con Labitalia la riforma del condominio che entra in vigore da domani e che cambia la figura dell'amministratore condominiale."La legge – fa notare – è sicuramente figlia della fretta. In tal senso, alcuni aspetti restano problematici per l'intera categoria. Basti pensare alla questione dell'amministratore-condomino, che ha gli stessi compiti del professionista, ma non è obbligato ad ottemperare agli obblighi di formazione, previsti dalla legge". "Un'anomalia – sottolinea il presidente Bica – tanto più grave se si pensa che i danni di un condomino che si improvvisa amministratore possono essere altrettanto significativi. Altro problema su cui l'Anammi, a suo tempo, si è molto impegnato è quello dell'assicurazione professionale che, ironicamente, potremmo definire 'a fisarmonica', a causa dell?obbligo di modulare la polizza in caso di lavori straordinari. Ma quale polizza di responsabilità civile professionale, nel mercato attuale, consente tale flessibilità?". Per l'Anammi "di positivo, c'è che ora l'amministratore è definito un professionista a tutti gli effetti. Investito di nuove e vecchie mansioni, rischia addirittura di ritrovarsi un carico di lavoro decisamete burocratizzato e non facile da gestire"."Quello che manca – avverte – è la chiara indicazione degli enti formatori. La legge 220 non dice chiaramente chi può e deve formare l'amministratore di condominio. Pur esistendo già da anni presso il ministero della Giustizia un elenco delle associazioni rappresentative delle professioni non ordinistiche, il testo normativo non vi fa alcun riferimento". Su questo e su altri punti, l'Anammi intende insistere, chiedendo correttivi alle forze politiche. "Sappiamo – ammette Giuseppe Bica – che i problemi del Paese sono tanti e che i nostri politici hanno molte urgenze di cui occuparsi Temiamo, però, che si dimentichi, ancora una volta, dell?universo condominiale, che coinvolge ben 14 milioni di famiglie italiane. Non vogliamo rischiare di attendere altri settant'anni per ottenere le dovute correzioni ad una normativa che, in un modo o nell?altro, riguarda tutti gli italiani".