Roma, 14 giu. (Labitalia) – Per far funzionare le politiche attive per il lavoro, bisogna avere servizi per l'orientamento, formazione e collocamento pubblici efficienti. Ma dalla comparazione tra il nostro stato dei servizi pubblici per l'impiego (Spi) e quello degli altri Paesi europei, non esce certo un quadro rassicurante. Se in Germania un operatore di un centro per l'impiego 'assiste' poco più di 28 disoccupati, in Italia lo stesso operatore ne dovrà assistere almeno 277 (addirittura 439 se si considerano gli inattivi). Stando ai recenti dati forniti da Eurostat (2011), infatti, lo scenario è il seguente: in Germania il personale degli Spi è composto da 115 mila operatori (front e back office) per un totale di 3,1 milioni di disoccupati regolarmente registrati e attivi. Il rapporto disoccupati per operatore è pari a 28,2; nel Regno Unito gli operatori sono 77 mila e i disoccupati 1,47 milioni per un rapporto disoccupati per operatore pari a 19; in Francia gli operatori sono 49.400 per un totale di 2,6 milioni di disoccupati e un rapporto disoccupati per operatore pari a 54,2; in Olanda gli operatori sono 19 mila per 489 mila disoccupati registrati e un rapporto di 25 disoccupati per operatore. In Italia, l'ultimo dato disponibile sul personale dei 529 centri per l'impiego è del 2007 e parla di circa 9.900 operatori. Non essendo disponibile un dato sui disoccupati 'registrati', il rapporto è calcolato sulla base delle persone in cerca di lavoro stimate dall'Istat nel 2012 in 2,7 milioni ed è pari a 277 disoccupati per operatore, rapporto che sale a 439 se oltre ai disoccupati si considerano anche 1,6 milioni di inattivi 'scoraggiati' dalla impossibilità di trovare lavoro. Oggi, in virtù delle politiche di compressione della spesa pubblica, blocco del turn over e chiusura dei contratti di collaborazione, nei Cpi il numero degli operatori è ulteriormente diminuito, assestandosi su 6.600 unità, con un aumento sensibile e inesorabile del rapporto tra disoccupati e operatori. Le esperienze di Paesi europei, sul tema della gestione di servizi in ottica federata e multilivello istituzionale sono varie. In Francia, ad esempio, nel 2008 è stato costituito Pole Emploi, sorto dalla fusione di Anpe (Servizi pubblici per l'impiego) e Assedic (paragonabile al nostro Inps). Vengono promosse in un unico sportello sia le politiche attive, che quelle passive, sotto uno stretto controllo qualitativo. In Germania, c'è la BundesAgenturfurArbeit: con la riforma Hartz IV del 2005, la già preesistente Agenzia federale per l'occupazione, competente per le politiche attive e passive, è stata oggetto di un miglioramento della struttura organizzativa, costruendo un network nazionale, nel rispetto dell'autonomia dei Lander. In Spagna, opera Sepe, Sistema nazionale per l'impiego: la gestione delle politiche passive è di competenza del governo centrale, mentre quelle attive sono proprie delle 17 Comunità autonome. In Olanda, c'è un'Agenzia nazionale derivata dalla fusione, nel 2009, di due enti e nata per contrastare gli effetti prodotti dalla crisi sul tessuto occupazionale, assieme all'esigenza di razionalizzare le strutture già esistenti. Si è realizzato quello che nei Paesi Bassi si chiama 'one stop shop', uno sportello polifunzionale dedicato alle politiche attive del lavoro.