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Tazzina di caffè: ‘Siamo costretti ad aumentarla’

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Tazzina di caffè: ‘Siamo costretti ad aumentarla’

AREZZO – I costi di gestione dei bar sono diventati sempre più alti e, dopo tre anni di prezzi bloccati per i prodotti della caffetteria, ormai sembra ineluttabile un ritocco dei listini al rialzo, seppure minimo. È quanto hanno detto gli operatori dei pubblici esercizi della provincia di Arezzo ai rappresentanti dei consumatori nella riunione che si è tenuta ieri (giovedì 13 marzo), presso la sede Ascom di via XXV Aprile.

Dati alla mano, gli operatori hanno dimostrato i reali incrementi di costi che hanno subito soprattutto a partire dagli ultimi tre anni. Incrementi che ora rendono sempre più difficile il proposito di rimandare ogni aumento alla tazzina del caffè.

Ad incidere di più nelle spese aziendali sono i costi dell’elettricità, lievitati fino al 20% dal 2005 al 2007. Poi vengono i costi di acqua e gas, aumentati entrambi di quasi il 10% nello stesso periodo, i costi delle materie prime e quelli della manutenzione e riparazione degli strumenti necessari (+8%). Vanno aggiunti poi i costi del lavoro e delle locazioni (intorno al +6%), delle assicurazioni (+7%), delle spese postali (+5%) e via di seguito in una catena infinita di rialzi.

Pur nella reciproca comprensione e nel rispetto dei ruoli, le associazioni di categoria del commercio hanno quindi fatto presente alle associazioni dei consumatori le crescenti difficoltà degli operatori a mantenere inalterati i prezzi dei prodotti. Per quanto riguarda il prezzo della tazzina di caffè, le associazioni di categoria sono orientate a dare una nuova indicazione del prezzo massimo, che passerebbe da € 0,90 a un euro.

Nulla di straordinario, del resto: l’aumento di dieci centesimi consentirebbe alla tazzina di riallinearsi con il prezzo del quotidiano, a quota un euro già da tre anni, sulla scia dell’inossidabile binomio caffè-giornale, storicamente in voga dal dopoguerra ad oggi.

Senza contare poi che i baristi aretini finora si sono comportati virtuosamente rispetto ai loro colleghi italiani, mantenendo i listini bloccati ai livelli del 2005 il più a lungo possibile. Tanto che il prezzo massimo praticato ad Arezzo per la tazzina di caffè è attualmente il più basso in Toscana.

Così, se già nell’estate scorsa l’aumento del caffè e dei prodotti della caffetteria aveva fatto scoppiare la polemica sui mezzi di informazione nazionali, da noi non c’era stata alcuna traccia di quell’aumento. Le associazioni di categoria, anzi, avevano promesso di rimandarlo senza ombra di dubbio al 2008.

Nei primi mesi del 2008 è ripartito il confronto serrato fra gli operatori, che ha fatto emergere in maniera sempre più evidente la necessità di non rimandare oltre l’aggiornamento dei listini, per non minare troppo la necessaria redditività delle aziende.

La categoria è passata quindi a concordare ogni aumento con le associazioni dei consumatori, impegnandosi a fermare il temuto ‘effetto trascinamento’ che il rialzo della tazzina di caffè avrebbe su tutti gli altri prodotti della caffetteria. L’assicurazione che viene da via XXV Aprile è che l’eventuale aumento in percentuale dei prodotti della caffetteria non sarà superiore a quello della tazzina di caffè, ovvero al 9%

Al tempo stesso, le associazioni dei consumatori sollecitano la categoria a mantenere, laddove possibile, gli attuali prezzi per alcuni prodotti di base, come il bicchiere di acqua minerale. Sollecitano inoltre gli operatori ad assicurare la raccolta differenziata dei rifiuti e, soprattutto, a procrastinare al 1° giugno la data di entrata in vigore degli adeguamenti al listino previsti. Una richiesta che ora le associazioni di categoria, orientate finora a far partire l’aumento dal 1° aprile, si sono impegnati a valutare.

In ogni caso, l’aumento non avrebbe comunque effetti immediati su tutti gli esercizi della provincia. Ogni bar tende infatti a ritoccare i propri listini in maniera graduale, in considerazione di variabili come l’ubicazione, il numero di dipendenti e altri servizi offerti.