Milano, 6 mag. (Labitalia) – "Nonostante l'ostacolo dei dazi doganali, leggiamo in modo positivo il dato relativo alle importazioni dall'Italia dei nuovi mercati di prodotti dell'oreficeria-gioielleria che aumenteranno da 1,5 miliardi di euro del 2012 a 2,3 miliardi nel 2018". Così il direttore di Federorafi, Stefano de Pascale, commenta con Labitalia i dati della ricerca 'Esportare la dolce vita' 2013 presentata oggi da Centro Studi Confindustria e Prometeia, sul posizionamento dei beni di fascia medio-alta nei settori chiave del made in Italy. "Non possiamo che essere soddisfatti – spiega – di queste proiezioni, anche se stiamo parlando di statistiche relative all'interscambio con paesi esteri e in Italia, si sa, sono elevate le difficoltà ad esportare"."Essendo un settore fortemente orientato verso l'esportazione – avverte de Pascale – la richiesta della categoria è quella di ridare efficienza e strumenti per aiutare le imprese, soprattutto quelle medio e piccole, ad esportare e a conoscere i mercati esteri, tuttavia è sempre più difficile esportare ed è sempre più forte la concorrenza, anche sleale, da parte soprattuto del Far East". "Per questo – auspica il direttore di Federorafi – auspichiamo una forte politica per l'azzeramento dei dazi doganali: perchè è indubbio che molte aree del mondo sono inibite all'esportazione del prodotto italiano perchè hanno barriere protezionistiche. A livello burocratico, invece, registriamo che le nostre aziende, così come tutta la manifattura italiana, sono vincolate da lacci e lacciuoli che le rendono molto meno efficienti rispetto ad altri concorrenti anche solo europei". "Se l?industria italiana – si legge nell'indagine 'Esportare la dolce vita' – manterrà nei prossimi anni l'attuale posizionamento sui mercati esteri (con una quota del 20% sulle importazioni dal mondo dei trenta nuovi mercati selezionati) potrà intercettare 831 milioni in più di nuove opportunità rispetto al 2012. Una crescita importante (+55% in sei anni), che potrebbe risultare tuttavia ottimistica in assenza di mutamenti nelle strategie di internazionalizzazione delle imprese di qualità del settore"."Nel corso dell'ultimo decennio – si legge ancora – il settore orafo ha registrato l'ascesa di nuovi concorrenti, prevalentemente emergenti, caratterizzati da maggiore disponibilità di materie prime e antica tradizione nella lavorazione. Anzitutto l'India, principale produttore mondiale di diamanti e paese di antichissima tradizione nella lavorazione orafa, che ha progressivamente aperto le proprie produzioni ai mercati esteri, ma anche la Cina, che nel giro di pochi anni è diventata il primo importatore di oro, seguite da Thailandia e Turchia. Oltre che cambiare velocemente la geografia della domanda, i nuovi paesi stanno ridefinendo anche il quadro dell'offerta mondiale, sottraendo quindi quote di mercato all?Italia". "I loro prodotti – rende noto la ricerca – risultano meno costosi di quelli italiani, per effetto della diversa incidenza del costo della materia prima nelle produzioni e per il differente trattamento dei dazi doganali derivante da accordi bilaterali tra paesi che finiscono con penalizzare indirettamente la competitività del made in Italy. Questi elementi condizionano il livello e l'andamento della quota di mercato dell'Italia, elevata in gran parte dei nuovi mercati, ma con segnali di cedimento, soprattutto se si guarda alla dinamica dei volumi". "Le elevate barriere tariffarie – evidenzia 'Esportare la dolce vita' – rappresentano uno dei principali ostacoli per l'industria orafa italiana, non solo nei nuovi mercati, ma anche in quelli maturi (occorrono autorizzazioni anche per la circolazione tra i paesi europei) e una delle principali cause della riduzione della quota di mercato italiana nell'ultimo decennio. Una recente stima dell?impatto delle politiche doganali praticate da alcuni importanti paesi importatori (Brasile, Russia, Cina, India, Thailandia e Usa) sulla competitività dell?industria orafa evidenzia come senza i dazi il valore delle esportazioni italiane nel 2011 sarebbe stato superiore del 21%, ossia 1 miliardo di euro in più"."A ciò – continua l'indagine – si aggiunge l'assenza di piattaforme distributive in grado di veicolare il prodotto orafo italiano, che costringe di fatto le imprese, soprattutto le pmi, a entrare nei nuovi mercati affidandosi all'intermediazione dei distributori locali. Una modalità di ingresso che non consente di controllare il prodotto nel suo percorso fino al consumatore finale e che spesso espone le imprese al rischio di comportamenti sleali (quali la contraffazione). Solo poche imprese, dotate di adeguate risorse finanziarie e con marchi forti, presidiano i nuovi mercati in modo diretto, attraverso punti vendita (o showroom) localizzati nelle zone a elevata densità commerciale e all'interno degli alberghi di lusso. La sfida dei prossimi anni sarà di trovare le strategie adeguate e le risorse per presidiare direttamente i mercati più promettenti per le esportazioni italiane".
Articlolo scritto da: Adnkronos