Mons. Giovacchino Dallara, vicario del vescovo Riccardo Fontana, ha ricordato agli ospiti ed agli esterni, fra cui una discreta presenza di famiglie della Scuola parificata Aliotti dove prestano servizio le Suore Vincenziane, oltre che al Thevenin. “Questo è un luogo di vita, di famiglia, di accoglienza, di festa. Qui si vede che Arezzo è una città solidale, non chiusa, come invece taluni dicono. Il Thevenin non è un’isola , ma è la casa più aperta della Città, il cuore stesso della città calda d’amore”.
Suor Rosalba Sacchi, che si occupa anche della mensa Caritas in piazza Giotto, al Sacro Cuore, ha ricordato i suoi inizi nel lontano 1975. “Dissi a Suor Rosalia che i bambini in cucina non ci dovevano stare. Mi rispose: ‘Ma questa è casa loro’. Da allora le leggi sull’accoglienza sono diventate più complicate ma noi continuiamo a collaborare con entusiasmo coi servizi sociali”.
Il direttore Paolo Martinino ha equiparato il Thevenin ad un grande albero ricco di foglie che non esclude nessuno dalla sua ombra protettrice, sotto cui le famiglie trovano riparo”.
Dopo il Magnificat ed il canto “Santa Maria del cammino” sono state regalate a tutti i bambini presenti le medaglie con l’immagine protettrice della Madonna.