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Il 24 Marzo 1976 cala la notte sull’Argentina

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Il 24 Marzo 1976 cala la notte sull’Argentina

Il 24 Marzo 1976 cala la notte sull'Argentina e per migliaia di persone inizia un viaggio senza ritorno.
"Prima uccideremo tutti i sovversivi; poi uccideremo i loro collaboratori; poi i loro simpatizzanti; poi chi rimarrà indifferente, e infine uccideremo gli indecisi," affermava senza scomporsi il generale Iberico Saint-Jean, governatore militare della provincia di Buenos Aires.
Ebbe così inizio, il più grande genocidio della storia argentina. I sequestri furono sempre più frequenti e si ripetevano sempre secondo le stesse modalità. Non erano gruppi incontrollati dell'estrema destra, come voleva far credere la Giunta, ma vi era una struttura centrale che li coordinava. Le operazioni venivano compiute nei posti di lavoro delle persone segnalate o per strada in pieno giorno, mediante un piano che richiedeva la "zona franca" da parte delle forze di Polizia la stragrande maggioranza dei sequestri avveniva di notte in casa delle vittime. Il commando occupava la zona circostante ed entrava nelle case facendo uso della forza. Terrorizzava e imbavagliava perfino i bambini obbligandoli a essere presenti. La vittima veniva catturata, brutalmente colpita e incappucciata, poi trascinata fino alle macchine che aspettavano mentre il resto del gruppo rubava tutto quello che poteva (in alcuni casi arrivavano perfino con dei camion) o distruggeva quello che non poteva portarsi via picchiando e minacciando il resto della famiglia. Anche nei casi in cui i vicini o i parenti riuscivano a dare l'allarme, la Polizia non arrivava mai. La maggioranza della popolazione era terrorizzata e non era nemmeno facile trovare testimoni. Nessuno aveva visto nulla.

In questo modo migliaia e migliaia di persone diedero forma a una fantasmagorica categoria, quella dei DESAPARECIDOS. Le vite rubate furono più di trentamila.
I tristemente famosi vuelos de la muerte , voli della morte era una pratica adottata dai militare dove migliaia di dissidenti politici, o ritenuti tali, furono gettati nel fiume Río de la Plata vivi o sotto l'effetto di droghe da appositi aerei militari.
Inés Legarreta , scrittrice argentina, racchiude in poche parole l’orrore di quella pratica crudele che finì con la vita di migliaia di giovani.