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Doppio straordinario appuntamento con FABIO GEDA

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Il Giardino delle IDEE sta per riaprire, dopo una breve pausa, per regalare quattro appuntamenti speciali nel mese di marzo.

Si inizia Sabato 17 marzo 2012 con il ritorno in città dello scrittore, pluripremiato e campione di vendite, FABIO GEDA per la presentazione del suo nuovo romanzo “L’estate alla fine del secolo” (Dalai editore).

Teatro dell’incontro, con inizio alle ore 17.00 ed ingresso rigorosamente libero e gratuito, l’Auditorium del Museo d’Arte Medioevale e Moderna di Arezzo in via San Lorentino, 8 (INFO: 0575 409050).

Al mattino, alle ore 11.00, evento straordinario dedicato alle scuole: Fabio Geda incontrerà e converserà con gli studenti dell’Istituto Fossombroni, dell’IC Margaritone e della scuola media IV Novembre.

FABIO GEDA vive a Torino e collabora con La Stampa e altri quotidiani e settimanali.

Collabora anche con la Scuola Holden di Alessandro Baricco e con il Salone del libro di Torino.

Esordisce nel 2007 con il romanzo "Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani" edito dalla casa editrice Instar libri e tradotto in Francia, in Romania e in Germania (e già presentato al Giardino delle IDEE nel giugno 2007).

Il romanzo viene selezionato per il Premio Strega.

In aprile 2010 esce il libro "Nel mare ci sono i coccodrilli", che racconta la storia vera di Enaiatollah Akbari, un giovane fuggito ancora bambino dall'Afghanistan, passato fra vicende estreme e approdato infine a Torino, dove ha ottenuto asilo politico ed è stato affidato a una famiglia che si prende cura di lui.

Il libro viene tradotto in oltre 30 paesi (oltre 300 mila copie vendute) ed è in preparazione un film prodotto da Cattleya e diretto da Francesca Archibugi.

Anche nel nuovo romanzo lo stile di Geda si conferma molto suggestivo, capace di regalare emozioni sincere.

La vita è fatta di alchimie: reagiamo agli eventi della Storia, alla quotidianità più intima, alle persone che incontriamo.

Indagare queste alchimie, perseguendo inquietudine e speranza, è ciò che tenta di fare Fabio Geda con i suoi romanzi.

Ne “L’estate alla fine del secolo” la storia è quella del XX secolo, la quotidianità intima è quella di una famiglia italiana dal dopo guerra a oggi, e le persone sono, in modo particolare, un nonno e un nipote.

Tutto ha inizio il giorno in cui in Italia vengono promulgate le leggi razziali, il 17 novembre 1938, e finisce (o non finisce) ai giorni nostri attraversando in modo particolare un’estate, l’ultima estate del secolo, finita la quale per Simone Coifmann, anziano ebreo, e per suo nipote Zeno di dodici anni, futuro disegnatore di fumetti, nulla sarà più come prima.

Fabio Geda ha un aspetto da perfetto sognatore, da persona che ama guardare dentro sé stesso senza ignorare ciò che lo circonda.

Atteggiamento che in qualche caso lo ha condotto a incontrare i suoi personaggi, figure che nate nella sua mente si sono materializzate davanti a lui in carne ed ossa, in maniera inaspettata e sorprendente.

E’ il caso di Franco Debenedetti Teglio, settantaduenne ebreo italiano che con i suoi racconti ha sbalordito Geda tanto da fargli affermare che “è lui nonno Simone”, protagonista del suo quarto romanzo.

E proprio a lui è dedicato il libro, a quel personaggio vivente della sua storia che ha vissuto la sua gioventù in un periodo in cui furono promulgate le leggi razziali.

Fabio Geda si definisce autore “ricco di storie che si insinuano nella mente e restano lì a lievitare. La più forte, quella che mi rapisce, prende il sopravvento e la scrivo per me, non per gli altri”.

Dei “figli” che però, poi, vengono abbandonati perché ognuno ne dia una identità propria, storie che assumono aspetti diversi legati alle storie della vita di ogni lettore.

C’è molto dolore ne “L’estate alla fine del secolo”, ambientato nel 1999 perché è la fine del Novecento, secolo più vicino a nonno Simone.

Ma c’è anche un motivo legato alla scrittura, non parlando dei telefoni cellulari, che all’epoca non erano ancora molto diffusi.

I tratti fondamentali dei racconti di Geda riguardano la scrittura che lui stesso definisce anglosassone.

Mostra, non racconta.

“Scrivo ciò che i miei occhi vedono, trasformando le sensazioni in materia, in ciò che accade sotto i sensi. Ogni sfumatura deve essere vista e vissuta dal lettore che se possibile, ove descritti, deve riuscire a percepire il profumo dei fiori” ricorda Geda.

Ed è sicuramente questo il segreto del suo successo.

“L'estate alla fine del secolo” è quindi un romanzo sulla vita, nei suoi aspetti più semplici, essenziali: gli affetti, l'amore, la famiglia.

Parla di rapporti tra genitori, figli, nonni.

Lo fa con delicata profondità, entrando nell'intimo del cuore dei protagonisti, dei due "io" narranti, nonno e nipote, che si incontrano per circostanze fortuite e per certi versi drammatiche.

Zeno, il ragazzo, è nato e cresciuto in Sicilia, e non sa dell'esistenza di un nonno materno, Simone, che vive quasi da eremita a Colle Ferro, poco distante da Genova.

L'improvvisa malattia del padre costringe a un trasferimento repentino in clinica, per l'appunto a Genova, dove tuttavia il ragazzo non può essere ospitato, e la madre trova come unica soluzione praticabile quella di affidarlo al nonno.

Da questo spunto nasce un intreccio vorticoso di emozioni: il rapporto tra i due è difficile, il nonno è scontroso, il giovane è strappato dalla sua realtà quotidiana e quasi abbandonato a se stesso.

Lentamente, osservandosi da lontano, i due imparano a conoscersi, a rispettarsi, a volersi bene.

I loro universi, così apparentemente distanti, si intrecceranno e le loro diversità si smusseranno, fino a scoprirsi più simili di quanto avessero immaginato.

Fabio Geda dipinge questo mondo minuscolo con tinte pastello, ma con tratti precisi.

Ci rapisce, facendoci immedesimare ora in Zeno, ora in nonno Simone.

Un nonno che racconta la storia della propria vita, complessa e sofferta, a partire da quando era molto piccolo, di famiglia ebrea, con i drammi legati alla circostanza storica: fughe, cambi di identità, deportazione.

Un libro da leggere tutto d’un fiato.