La battaglia contro le "dimissioni in bianco" è approdata alla Commissione lavoro della Camera, dove è iniziato l'iter legislativo.
La proposta per il ripristino della legge contro le dimissioni in bianco è stata depositata più di un anno fa dal PD, dopo che tale legge approvata all'unanimità durante il Governo Prodi, era stata ritenuta dal governo Berlusconi eccessivamente burocratica e subito cancellata.
E' utile ricordare che la vergognosa consuetudine di far firmare un foglio in bianco, alle donne che si presentano per l'assunzione e che diventa poi la comunicazione di auto licenziamento quando si rimane incinta, oppure quando si ha diritto ad usufruire della L. 104, ecc., è una consuetudine purtroppo molto diffusa.
I dati che il Governo ha fornito, rispondendo ad una specifica interrogazione, lo confermano: nel solo 2010, nonostante la crisi per la quale è difficile rinunciare ad uno stipendio, sono state 19.017 le giovani madri che hanno abbandonato volontariamente il lavoro, e cioè 1.341 in più rispetto all'anno precedente, nel quale si riscontrarono 17.676 casi di dimissioni per maternità.
La motivazione più frequente addotta per le dimissioni è stata quella relativa alla carenza dei servizi per la prima infanzia insieme agli elevati costi degli stessi.
Il maggior numero di dimissioni convalidate (pari a 11.964) interessa la fascia di età compresa tra i 26 ed i 35 anni e sono prevalentemente presentate da lavoratrici con una anzianità medio-bassa (la maggior parte 3-4 anni); le imprese maggiormente rappresentate da questo fenomeno sono quelle che hanno alle loro dipendenze fino a 15 unità ed i settori produttivi più interessati sono quelli del commercio e dell'industria.
I provvedimenti di convalida sono stati 12.010 al Nord, 3.852 al centro, 3.155 al sud.
Gli altri dati sono ulteriormente sconfortanti: nel corso del 2010 sono state accertate 1.280 violazioni amministrative in ordine alla tutela economica delle lavoratrici madri, a fronte della 406 nel 2009, con un incremento percentuale pari al 215% rispetto all'anno precedente. Per ciò che riguarda la tutela fisica delle lavoratrici madri, le infrazioni rilevate nel 2010 sono state 973, il 45% in più rispetto alle 661 rilevate nel 2009.
Nel biennio 2009-2010, quindi, nel corso di una delle più devastanti crisi economiche che la nostra storia ricordi, 36.693 lavoratrici hanno deciso, secondo le stime ufficiali, deciso di abbandonare il posto di lavoro a seguito della maternità.
Queste cifre non possono che indurre a riflettere meglio sulla effettiva volontarietà delle dimissioni. Con la proposta di legge presentata dal PD, ed anche da me sottoscritta, che è stata incardinata in Commissione Lavoro alla Camera, intendiamo ripristinare una norma di civiltà, che faccia giustizia di un abuso che costringe le donne a dover scegliere tra lavoro e maternità in un Paese in cui il tasso di disoccupazione femminile supera il 30%, un Paese che sta inesorabilmente invecchiando ed in cui il tasso di natalità è il più basso d'Europa.
Ringrazio pertanto tutti coloro, partiti ed associazioni, che anche in questi giorni stanno esprimendo in tutta Italia, in vario modo, il sostegno al ripristino di una legge che non solo difende le donne ed il diritto alla maternità ed al lavoro di cura, ma è legge di civiltà