L'arte per l'arte.
L'artista è il creatore di cose belle.
Non ci sono libri morali o immorali. I libri sono scritti bene o scritti male. Questo è tutto.
Cosa può venire dalla penna di un aforista del genere, il grande, irriverente, impertinente Oscar Wilde? Il dandy frequentatore di tutti i migliori salotti di fine Ottocento. Oscar Wilde morto a soli quarantasei anni, dopo due duri anni di prigione per relazioni omosessuali.
Citandolo, mi fermo sempre a immaginare come dovesse essere parlare con una persona come lui, riconosciuto da tutti per la sua intelligenza e la conversazione brillante. Forse non è troppo originale parlare di un libro conosciuto da così tanto tempo, e di un autore così ben noto.
Ciò che mi ha sorpreso leggendo queste paginevè stato il linguaggio. Non certo semplice, ma assolutamente chiaro e limpido, nonostante le personalità contorte dei protagonisti.
Dorian Gray è il protagonista, bello e giovane, del romanzo, che vive nella Londra del diciannovesimo secolo. Ha due amici a lui molto vicini, il pittore Basil Hallward e il cinico Lord Henry Cotton.
Dorian, anche a causa delle lunghe e morbose conversazioni con Henry Cotton, inizierà a idealizzare la propria bellezza, considerandola come il suo bene più prezioso. Quando il suo amico Basil lo userà come soggetto per il suo ultimo quadro, Dorian ne resterà molto colpito, realizzando che quel quadro, a differenza sua, non invecchierà mai e rimarrà bello.
Ciò lo porta a stringere un patto con il diavolo. Il quadro invecchierà al suo posto, e lui rimarrà con le sue fattezze giovanili per sempre.
Fidanzato con una graziosa attrice, Sybil Vane, che lo chiama Principe azzurro, viene messo in guardia da Henry sui pericoli dell'amore. Quando nota che Sybil ha perso il suo talento per il loro amore, lui la lascia terribilmente infuriato, sostenendo che si era innamorato di lei per il suo fascino nel palcoscenico. Lei si toglie la vita. Da lì inizia la vita di Dorian all'insegna del piacere.
In realtà non ci sono colpi di scena o suspence, solo il lento degrado di una mente rovinata dall'edonismo, con una fine che nessuno avrebbe potuto evitare.
Leggendo tra le righe, credo che non possa esserci romanzo con un messaggio più moderno. In fondo la bellezza, in tutte le sue più varie sfaccettature, non è ciò a cui molti di noi ambiscono? Le cose belle piacciono, ed è per questo che sono nati il teatro, l'arte, la letteratura, la moda. Ma fino a che punto è giusto che piaccia senza diventare pericolosa?
Dorian Gray non mostra segni di squilibrio, non dice cose folli, così come nemmeno i suoi amici. Qual è stato il punto di rottura che lo ha fatto precipitare in un abisso senza ritorno?
Cosa succede a molti di noi quando siamo intenti a guardarci allo specchio?
Nelle pagine del libro non c'è moralità.
Per me Wilde aveva ragione: ci sono libri scritti bene e libri scritti male, perché, a prescindere che cosa ci sia scritto, ognuno ci vede quello che vuole.
Articlolo scritto da: Irene Mori