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Giappone: Coldiretti, mancano scorte cibo, 60% arriva dall’estero

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Giappone: Coldiretti, mancano scorte cibo, 60% arriva dall’estero

Roma, 18 mar. (Adnkronos Salute) – Il Giappone è costretto a importare oltre il 60% del proprio fabbisogno di generi alimentari che cominciano a mancare dagli scaffali dei supermercati presi d'assalto, anche se con compostezza, dalla popolazione. Lo afferma la Coldiretti, nel sottolineare che sotto la pressione dell'emergenza terremoto e nucleare c'è stata una corsa all'acquisto di beni di prima necessità come acqua, riso e cibi a lunga conservazione. "Una situazione che – sottolinea la Coldiretti – mette in crisi la disponibilità di scorte alimentari nel Paese del Sol Levante che è tra i Paesi sviluppati il più dipendente dall'estero per l'alimentazione. L'emergenza – continua la Coldiretti – potrebbe aggravarsi notevolmente per gli eventuali effetti della contaminazione nucleare sulla catena alimentare locale che colpisce principalmente le attività di allevamento.
Dal punto di vista delle coltivazioni il riso è il prodotto agricolo maggiormente coltivato in Giappone (vale il 22% del totale della produzione agricola giapponese), mentre il Paese del Sol Levante è fortemente dipendente dall'estero per la produzione di mangimi per animali, per mais e per soia, la cui autosufficienza è inferiore al 10%". Il Giappone – continua la Coldiretti – è il principale importatore mondiale di cereali per un totale di 24,1 milioni di tonnellate l'anno ma, insieme ad un aumento della domanda di mais e soia, l'emergenza rende necessario garantire forniture di carne bovina e pollame dall'estero. Il bisogno di ripristinare le scorte si scontra tuttavia – sostiene la Coldiretti – con gli ostacoli al commercio determinati dai danni provocati alle attività portuali dal terremoto e dall'emergenza nelle zone vicine alle centrali nucleari.
L'Italia nel 2010 ha esportato in Giappone prodotti agroalimentari per un valore di 536 milioni di euro, in aumento del 2% rispetto all'anno precedente. Il prodotto più esportato in valore è – rileva la Coldiretti – il vino con oltre 102 milioni di euro, seguito dalla pasta per 82 milioni, dalle conserve di pomodoro con 70 milioni, dall'olio di oliva con 69 milioni e dai formaggi con 41 milioni di euro. Sui tratta principalmente dei prodotti di base della dieta mediterranea, per i quali si registra un apprezzamento crescente da parte dei giapponesi nelle case e nei ristoranti, dove si temono però i contraccolpi economici dell'emergenza terremoto.