Milano, 6 mar. – (Adnkronos/Ign) – "Abbiamo deciso che lo rifaremo. C'è la voglia di rifarlo". Così Fabio Fazio annuncia che probabilmente ci sarà una nuova 'edizione' del programma 'Vieni via con me' che ha condotto quest'autunno insieme a Roberto Saviano. Più volte il conduttore di 'Che tempo che fa' ne ha fatto cenno nel corso della registrazione della sua intervista con lo scrittore che andrà in onda questa sera. Per l'occasione, anzi, Fazio e Saviano hanno già pronto l'elenco degli elenchi da dedicare a Roberto Benigni e che comprende vari argomenti, dal caso Ruby, alle vicende internazionali, alla morte di quattro bambini rom in un incendio a Roma. Nell'intervista il conduttore di 'Che tempo che fa' domanda a Saviano di un suo eventuale futuro in politica. Ma la risposta sono parole già sentite dallo scrittore: "Io in politica? Per me rimane vero quello che ho già detto: oggi fare bene il proprio mestiere è già rivoluzionario" Tra gli altri temi toccati anche il passaggio dello scrittore dalla Mondadori alla Feltrinelli che hanno dato lo spunto per parlare degli 'attacchi' fatti da Marina Berlusconi. "Sono felice che Feltrinelli si sia innamorato dei miei monologhi. Mondatori ed Einaudi -dice Saviano – sono case editrici dal grande passato e dal grande presente con le quali mi sono sempre trovato bene". Ma poi sono nate le difficoltà. "La prima volta sono stato attaccato da Marina Berlusconi quando il premier disse con un messaggio molto duro che 'Gomorra' faceva male all'Italia, come se chi scrive queste cose ne fosse responsabile. Marina è intervenuta da editore difendendo il padre". Con il tempo "questa contraddizione su di me è diventata pesante perché non ci si può professare editore libero e poi, quando qualcosa non va, darmi addosso, cosa che non è stata fatta con altri autori che pure hanno criticato il governo. L'ho visto come una paura politica da parte di Marina Berlusconi che forse non ha avuto il coraggio di dirmi chiaramente che non sopportava più i miei discorsi". Il secondo 'attacco' risale a quando Saviano dedicò la sua laurea ai magistrati milanesi, in particolare a Ilda Boccassini. "Eppure avevo pensato a Ilda Boccassini perché aveva seguito le inchieste sulla mafia". Parlando del caso Ruby, Saviano dice che le carte dell'inchiesta sono carte "di solitudine" dove emerge la figura di "un nonno che si trova in una situazione del genere". Sempre soffermandosi sull'argomento lo scrittore fa una distiznzione: un conto è il privato, che è sacro e va difeso, un conto è un reato. "La macchina del fango -dice lo scrittore- colpisce chi lotta contro certi poteri e i governi. La delegittimazione non si è fermata. Anzi oggi il motto di certi giornali dell'area che protegge il governo è portare avanti un'equazione: 'tanto voi non siete meglio'. E' lì che parte la macchina del fango -sostiene Saviano- che pesca qualche elemento nella tua vita privata". "L'altra cosa, complessa e gravissima, che sta mettendo a rischio la democrazia, la comunicazione, la libertà di parola è quella di comparare il privato al reato, quella di dire che si tratta di una vicenda tutta privata. Quella di dire, terrorizzando le persone, che se si guarda la privato ce n'è per tutti. Ma il privato -aggiunge Saviano- rimane una cosa sacra, il reato è un'altra cosa. La debolezza è una cosa, l'estorsione un'altra".