Arezzo – Nella consueta cornice dell’Auditorium del Museo d’Arte Medioevale e Moderna di Arezzo in via San Lorentino, 8 (INFO: 0575 409050) con inizio alle ore 17.00 nel mese di marzo “Il Giardino delle Idee” regala tre appuntamenti speciali per tutti i gusti o meglio per tutte le orecchie: saggistica, cinema e narrativa.
Si parte sabato 12 marzo 2011 con un primo incontro/confronto dedicato alla saggistica.
GIULIO BORRELLI presenta “Le Mani sul TG1. Da Vespa a Minzolini: l’ammiraglia RAI in guerra”
Giornalista, scrittore e conduttore televisivo Giulio Borrelli esordisce nel 1974 come cronista dell’«Unità».
Nel 1978 viene assunto in RAI dove realizza numerosi servizi ed interviste in esclusiva: dall’attentato al Papa alla vicenda Gelli/P2, dalle stragi al processo Moro.
Conduttore storico del TG1 a fianco di Enrico Mentano e Tiziana Ferrario, ne assume la carica di direttore nel 1997.
Editorialista di «Paese Sera» e collaboratore del «Radiocorriere TV» è ideatore e anchor man di trasmissioni e approfondimenti sulle principali vicende italiane.
Dal 2000 è responsabile della sede RAI a New York.
Del caso TG1 parlano da mesi, a torto o a ragione, tutta la stampa nazionale e quella internazionale.
Sui social network (Facebook, Twitter) si sta sviluppando una discussione, senza precedenti, sulla linea editoriale del più amato e odiato telegiornale italiano.
Vi partecipano centinaia di migliaia di persone di ogni orientamento.
Nessuno ha raccontato finora la vera storia di questa testata.
Il libro di Giulio Borrelli svela, in modo documentato, meccanismi interni, retroscena, episodi sconosciuti o rimossi.
Il lettore trova elementi di analisi e di interpretazione per comprendere le logiche di funzionamento della testata ammiraglia, legate non solo alla politica.
La chiave narrativa è assolutamente originale e mai nostalgica.
"Non c'era un bel mondo che fu… ma oggi” scrive Borrelli “la corretta informazione sta andando verso una deriva. Si è passati dai partiti ai salotti, alle lobby.Il servizio pubblico non è stato migliorato e neppure privatizzato. È diventato strumento di fazione, in nome e per conto di. Il presente scivola verso la militarizzazione e l'acchiappa acchiappa".
Il racconto – attraverso anche una testimonianza autobiografica, fornisce una spiegazione motivata dell'azione svolta, da metà degli anni Novanta ad oggi, quelle che l'autore chiama "lobby politico-editorial-giornalistiche".
Si prosegue sabato 19 marzo 2011 con un secondo incontro/confronto molto atteso dedicato al cinema.
MARIAROSA MANCUSO presenta “Nuovo Cinema Mancuso”.
Giornalista, scrittrice ed autrice, Mariarosa Mancuso ha scritto saggi su Karen Blixen, Edith Wharton, Norman Douglas, Edmund Gosse, David Garnett e ha tradotto i racconti di Edgar Allan Poe.
Critica cinematografica è una firma storica de «Il Foglio» ove cura la rubrica «Nuovo Cinema Mancuso».
Ha studiato filosofia e ha cominciato ad occuparsi di cinema per le radio della Svizzera italiana.
“C’è sempre un gran gusto a leggere le recensioni di Mariarosa Mancuso” afferma Aldo Grasso “è la mia critica di riferimento”.
Reviews dal tono ironico e frizzante ed un taglio originale e stimolante.
La sua rubrica sul «Foglio» è un appuntamento fisso per critici e appassionati di cinema.
Una delle voci più pungenti del giornalismo cinematografico italiano, Mariarosa Mancuso raccoglie in "Nuovo Cinema Mancuso" il suo personalissimo punto di vista sul meglio (e sul peggio) offerto dal grande schermo negli ultimi anni: da Bright Star di Jane Campion, "mai così brava, neanche in Lezioni di piano", passando per A Single Man di Tom Ford con la sua "estetica da sciampista", fino a Baciami ancora di Muccino ("dopo Mad men, con che coraggio un regista italiano può ambientare una scena in un'agenzia pubblicitaria?").
Si ride e si ragiona con le 206 recensioni della "criticona", già di per sé piccoli capolavori di stile, asciutti e spietati, serviti con contorno di Popcorn, scoppiettanti commenti che addestrano il lettore a sperimentare contaminazioni e imprevedibili divagazioni.
E per riprendere fiato tra un salto pindarico e una stroncatura, Mancuso si concede il tempo di un Intervallo per scrivere a ruota libera su festival, serie tv, trend cinematografici e molto altro ancora.
Con la prefazione di Giuliano Ferrara e Aldo Grasso.
Si conclude sabato 26 marzo 2011 con il terzo e ultimo appuntamento di marzo dedicato alla narrativa con il libro ai vertici di tutte le classifiche italiane (Corriere della Sera, IBS.it).
MARCO MALVALDI presenta “Odore di chiuso”.
“La briscola a cinque”, il suo esordio per Sellerio, lo ha fatto notare.
Al secondo giallo, “Il gioco delle tre carte” si è confermato autore dalla prosa cristallina, leggera da assorbire eppure ricca di spunti, intrigante.
Al terzo romanzo “Il re dei giochi” è arrivato il grande successo e la conferma che al lettore, visti i consensi unanimi, la prosa di Marco Malvaldi piace davvero.
Con il suo nuovo libro “Odore di chiuso” uscito nel gennaio 2011 si conferma uno degli astri nascenti nel panorama letterario italiano.
Un piccolo Andrea Camilleri in Toscana, in un microcosmo dove i fatti vengono dopo le persone, dove i tremendi vecchi che si aggirano attorno al BarLume formano un ecosistema irresistibile che vive di vita propria.
In un castello della Maremma toscana vicino alla Bolgheri di Giosuè Carducci, arriva un venerdì di giugno del 1895 l'ingombrante e baffuto Pellegrino Artusi.
Lo precede la fama del suo celebre "La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene", il brioso e colto manuale di cucina, primo del genere, con cui ha inventato la tradizione gastronomica italiana.
Ma quella di gran cuoco è una notorietà che non gli giova del tutto al castello, dove dimora la famiglia del barone Romualdo Bonaiuti, gruppo tenacemente dedito al nulla. La formano i due figli maschi, Gaddo, dilettante poeta che spera sempre di incontrare Carducci, e Lapo, cacciatore di servette e contadine; la figlia Cecilia, di talento ma piegata a occupazioni donnesche; la vecchia baronessa Speranza che vigila su tutto dalla sua sedia a rotelle; la dama di compagnia che vorrebbe solo essere invisibile, e le due cugine zitelle.
In più, la numerosa servitù, su cui spiccano la geniale cuoca, il maggiordomo Teodoro, e l'altera e procace cameriera Agatina.
Contemporaneamente al cuoco letterato è giunto al castello il signor Ciceri, un fotografo: cosa sia venuto a fare al castello non è ben chiaro, come in verità anche l'Artusi.
In questo umano e un po' sospetto entourage, piomba gelido il delitto.
Teodoro è trovato avvelenato e poco dopo una schioppettata ferisce gravemente il barone Romualdo.
I sospetti seguono la strada più semplice, verso la povera Agatina.
Sarà Pellegrino Artusi a dare al delegato di polizia le dritte per ritrovare la pista giusta.