Milano, 17 feb. (Labitalia) – Francobolli rari, giocattoli d'epoca, grammofoni antichi, dischi in vinile, fumetti, fino ai soldatini di piombo, alle schede telefoniche e alle scatole di latta pubblicitarie. Sono esempi del repertorio merceologico trattato dalle 6.485 le imprese commerciali italiane del settore collezionismo nel 2010. Sono soprattutto commercianti al dettaglio di oggetti d'arte e antiquariato (37,1% e 2.409 imprese) e attività nel commercio al dettaglio di mobili usati, mobili e oggetti di antiquariato, compresi i libri antichi (30,1% e 1.955 imprese). Ma, ancora, sono 1.497 le imprese nel commercio al dettaglio di oggetti d'artigianato e di decorazione. E' quanto emerge da un'elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati del Registro delle imprese al terzo trimestre 2009 e 2010 relativi alle sedi di imprese con attività principale nei settori considerati. Il maggior numero di imprese di questo settore si trova in Lombardia (sono 1.046, il 16,1% del totale nazionale). Segue la
Toscana (685 imprese, 10,6%) e il Lazi
o (634 imprese, 9,8%). Aumenti maggiori in Abruzzo (+4,9%) e Marche (+0,8%). Tra le province, Milano è prima con 529 imprese, e cioè l'8,2% del totale nazionale, specializzate soprattutto nel commercio di oggetti d'arte, cui si dedicano 308 imprese. Seguono Roma (528 imprese, 8,1% italiano) e Napoli (324 imprese, 5% del numero nazionale). Se Milano vanta il primato italiano per chi vende oggetti d'arte, Venezia, con 191 imprese, vince nel commercio al dettaglio d'artigianato e di decorazione, mentre Roma, con 232 imprese, è in testa nel commercio di mobili usati e libri antichi. Tra i collezionisti più particolari (loro stessi dei veri 'pezzi rari' del settore), si distinguono gli appassionati di scripofilia, cioè la raccolta di documentazione finanziaria d'epoca (dai certificati azionari agli assegni), i collezionisti di bolli postali (marcofili), quelli di bustine di zucchero, tappi, bottoni e robot giapponesi.
Articlolo scritto da: Adnkronos