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Tumori: indagine, al Sud oncologia promossa da donne ma criticita’

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Tumori: indagine, al Sud oncologia promossa da donne ma criticita’

Bari (Adnkronos Salute) – Donne del Sud soddisfatte al 90% delle cure ricevute nei reparti di oncologia medica delle loro città. Bene anche l'informazione e le capacità relazionali del personale, mentre migliorano i servizi di assistenza domiciliare e i livelli di cura. Un quadro roseo quello che emerge dall'indagine 'Oncologia a misura di donna' a cura di Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna), presentata oggi a Bari, ma con qualche criticità. Le donne del Meridione si aspettano meno dal Ssn rispetto a quelle del Nord. E restano i 'nodi' delle responsabilità, delle lunghe liste d'attesa e le profonde disomogeneità tra regioni. L'indagine evidenzia in particolare due elementi critici: il minor grado di aspettativa delle donne del Sud nei confronti del sistema sanitario, e l'assenza di responsabilizzazione delle figure coinvolte nella sanità, dai politici, ai medici, ai cittadini. Il primo elemento fa sì che le donne si accontentino di servizi non sempre soddisfacenti. Il secondo dimostra che alcuni problemi restano. Gravi carenze, denuncia il rapporto, si rilevano nella disponibilità di day hospital e trasporti e nei tempi di attesa per esami e visite. Attesa che, se nella media è di circa una ventina di giorni, raggiunge in alcune regioni (Campania) anche picchi di 60 giorni. Manca ancora l'attenzione ai problemi psicologici: di fronte ad una diagnosi di tumore le donne confidano in un sostegno forte, considerato determinante nel 60% dei casi. Un elemento "che spesso manca". Solo 18 tra le strutture indagate (32,7%) sono provviste di Breast Unit, così come la maggior parte dei centri appare carente sul fronte delle cure palliative, della riabilitazione oncologica, dell'assistenza psicologica. Si sottolineano anche gravi disomogeneità tra le regioni nei tempi di attesa per indagini diagnostico-strumentali e nel numero degli accessi giornalieri per la chemioterapia. Nel primo caso Calabria e Sicilia detengono primati positivi (20 giorni circa), mentre Abruzzo, Sardegna e Campania i dati più negativi (oltre i 50 giorni). Per quanto riguarda il numero di accessi in day hospital per cure chemioterapiche, Puglia, Basilicata e Calabria sono le regioni più virtuose (tra i 20 e i 35), mentre arrancano Molise, Campania e Sardegna (tra i 10 e i 20 accessi in media). Difficoltà organizzative si riscontrano infine nella gestione di un percorso integrato completo per le pazienti oncologiche, con gravi carenze sul fronte delle cure palliative, della riabilitazione oncologica e nella mancanza di centri dotati di Breast unit e hospice. Il progetto triennale 'Oncologia a misura di donna' è nato per valutare le realtà clinico assistenziali nell'oncologia femminile in Italia. I dati del Mezzogiorno sono stati presentati oggi a Bari, in occasione della seconda tappa del progetto patrocinato dall'Aiom, l'Associazione italiana di oncologia medica, e dal Goim, il Gruppo oncologico Italia meridionale, e sostenuto da Fondazione Pfizer. "Questo progetto – spiega Francesca Merzagora, presidente di Onda – mette a disposizione nuovi dati raccolti nel 2010. Le strutture oncologiche femminili del meridione sono state valutate utilizzando un questionario ad hoc inviato alle direzioni sanitarie delle strutture di oncologia medica del Sud Italia individuate sulla base del più recente censimento Aiom (2004). Il questionario indagava sei macro-aree (strutture, organizzazione del lavoro, servizi disponibili, attrezzature diagnostiche e relativi tempi di attesa, informazione e partecipazione della paziente, la donna al centro della cura), per un totale di 90 domande chiuse, di cui alcune a risposta multipla". Di 114 strutture contattate, in 56 hanno risposto, "con un tasso di adesione allo studio del 49%. Un risultato importante – prosegue – ma certamente migliorabile. Questi dati sono stati attentamente organizzati ed esaminati, per poter offrire un quadro preciso". "Questa indagine – spiega Carmelo Iacono, presidente Aiom e oncologo del Sud – documenta un incremento qualitativo e quantitativo dei servizi rispetto al passato. Ma la realtà e molto complessa e i problemi restano gravi. Una chiave di lettura della situazione assistenziale deve infatti passare attraverso la parola responsabilità. Una responsabilità politica, cui sono attribuibili la mancata programmazione, la perversa utilizzazione delle risorse, politiche clientelari e non meritocratiche, demagogia". Ma anche "una responsabilità tecnica – prosegue – causa di attrezzature obsolete o nuove e sproporzionate per l'uso, personale sanitario e medico insufficiente nei nodi chiave, votato a interessi esterni, assenza di controlli qualitativi del prodotto e delle prestazioni erogate, ripianamento dei deficit aziendali a consuntivo; infine, la responsabilità del cittadino utente che spesso utilizza malamente i servizi (intasando le liste d'attesa senza presentarsi) e dove la gratuità è intesa come diritto esclusivo e privato". "A conferma di questa doppia lettura – afferma Walter Ricciardi, coordinatore del progetto e presidente dell'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni – troviamo un dato normale nella distribuzione dei giorni di degenza media, in cui la Puglia risulta la più virtuosa. Un buon risultato è ottenuto dall'assistenza domiciliare, realtà ben consolidata nel Sud Italia e che copre l'87% del territorio indagato. Evidenti appaiono purtroppo le disomogeneità a livello regionale relative alle liste d'attesa per gli esami di controllo e prevenzione. Tutto questo si traduce in un ritardo diagnostico o terapeutico". Molto soddisfacente, al contrario, l'impegno nella gestione del rischio clinico (72%). Infine, la quasi totalità dei centri non è dotata di servizi dedicati alle pazienti oncologiche (ludoteche o baby-sitting), mentre in circa il 44% si svolge l'attività di prestito libri".