Roma, 2 dic. (AdnKronos) (di Mara Montanari) – A volerla raccontare come un calciomercato, il vincitore della campagna acquisti del congresso dem è Nicola Zingaretti. Ha strappato big, qualche fedelissimo, intere correnti alla imponente maggioranza renziana che ha retto il Pd negli ultimi anni. Areadem di Dario Franceschini è passata quasi in toto con il governatore del Lazio. Come l’ex-premier Paolo Gentiloni. Gli ex-ministri Andrea Orlando e Roberta Pinotti, l’ex-capogruppo al Senato, Luigi Zanda. Solo per fare qualche nome.
E pure Maurizio Martina ha centrato diversi nuovi innesti in squadra. Dai Giovani Turchi di Matteo Orfini, presidente Pd nell’era renziana, a Matteo Richetti, Graziano Delrio, Debora Serracchiani fino ad arrivare a Tommaso Nannicini, consigliere economico di Renzi a palazzo Chigi. Al netto dei riposizionamenti, però, quello che resta della maggioranza di un tempo, non è poco e punta su Marco Minniti. Se l’ex-premier si tiene lontano dalla battaglia congressuale, i suoi stanno lavorando per l’ex-ministro dell’Interno. Tanto che viene confermato il ruolo di Luca Lotti, come anticipato dall’Andkronos, come coordinatore della mozione.
Minniti ha dalla sua il 60% dei gruppi parlamentari, 548 sindaci che hanno sottoscritto la sua candidatura, personalità che hanno avuto un ruolo di primo piano nel Pd in questi anni: non solo Lotti, ma Lorenzo Guerini, Ettore Rosato, Antonello Giacomelli per citarne alcuni. Un quadro movimentato, dunque, in cui per la prima volta nei dieci anni di vita del Pd, non c’è un vincitore precostituito. E sebbene Zingaretti parta da favorito, l’esito delle primarie non è affatto scontato. E non è scontato neanche che uno dei candidati raggiunga il 51% ai gazebo. In questo caso sarà l’assemblea dei delegati (eletti in modo proporzionale nelle liste a sostegno dei candidati) a decidere.