(AdnKronos) – Le implicazioni di accordi con altri Paesi per comprare Titoli del debito sarebbero due, una politica e una finanziaria: “Il debito in mani americane o cinesi per una quota non marginale ovviamente diventa strumento di potenziale ricatto”, osserva ancora Altomonte. Se invece il mercato percepisse che il Tesoro sta comprando debito in euro, “questo attiverebbe aspettative di svalutazione del dollaro e rivalutazione dell’Euro: quello che guadagneremmo in termini di spread rischieremmo di perderlo con gli interessi in termini di minori esportazioni”. Sulla Cina, il discorso è parzialmente diverso. E anche qui la scelta “sarebbe puramente politica: comprare Btp per il Dragone non sarebbe un grande affare”, dice Milani. La People’s Bank of China potrebbe sì intervenire, “ma non lo farebbe senza avere una contropartita in qualche settore strategico, magari porti, energia o telecomunicazioni”.
Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, da ieri in Cina per una missione, ha smentito che sia questo lo scopo della visita istituzionale. L’obiettivo non è “cercare compratori per i titoli del debito pubblico. Non abbiamo questo problema” ha detto in un’intervista al quotidiano cinese ‘Guangming’. Fatto sta che People Bank’s of China, come qualsiasi altro investitore estero, avrebbe tutte le carte per farlo. “Mi sembra più ragionevole – ragiona ancora Hamaui – che Paesi come la Cina e gli Stati Uniti possano essere interessati ad un bene reale, come aziende o infrastrutture, perché pensano che siano strategicamente interessanti”. Sul debito pubblico e sui suoi interessi, “non ci sono alternative: i mercati guardano ai rendimenti e vogliono certezze e credibilità”.