(AdnKronos) – Inoltre, ricorda Porro, “il Milleproroghe estende al 60% la percentuale di partecipazione delle banche alla capogruppo. Cioè ne rafforza l’obbligo di partecipazione, la quota di controllo: non so se questo possa essere considerato estremamente rilevante”. Novità, insomma, che “non mi sembra portino stravolgimenti sostanziali all’impianto del decreto”. Di nuovo c’è che “la capogruppo deve disciplinare un processo di consultazione delle Banche di credito cooperativo, quelle aderenti al gruppo, per definire le linee strategiche, le politiche commerciali, le politiche di raccolta del risparmio e di erogazione del credito che sono però compiti della capogruppo e si sottolinea che questa consultazione deve avvenire per aree locali, in modo tale da valorizzare le specificità localistiche”.
Anche qui, “legittima preoccupazione, ma nulla di rivoluzionario rispetto a prima” nota il docente. In più si dice nel Milleproroghe che le Bcc che sono in una buona condizione di solidità, patrimonializzazione e redditività potranno definire in autonomia i propri piani strategici e operativi nel quadro degli indirizzi impartiti dalla capogruppo sulla base delle metodologie che quest’ultima ha definito. “Come dire, si riconosce l’autonomia maggiore, ma sempre nel quadro di paletti che sono stati fissati a monte dalla capogruppo”. Insomma “l’autonomia decisionale è sempre vincolata”.
Il decreto di proroga prevede anche di aumentare la quota di amministratori del Cda della capogruppo che siano espressione delle Bcc afferenti al gruppo stesso. E “anche questo, come gli altri aggiustamenti contenuti, è gradito al mondo delle Bcc e appare positivo. Ma, come per gli altri, la sua applicazione non mi sembra richiedere un particolare allungamento dei tempi di attuazione”.