(AdnKronos) – La Germania, al contrario, ha effettuato un percorso opposto e virtuoso: nel 2006 era terza per tasso di disoccupazione (10,4%) mentre nel 2017 è risultata il secondo Paese con il dato migliore (solamente 3,8%). Formidabile anche il recupero della Polonia: nel 2006 era addirittura prima per tasso di disoccupazione (14%) mentre ora è tra i sei Paesi europei con le migliori performance (con un dato pari ad appena il 5%).
“Quel che preoccupa maggiormente è la notevole distanza che separa ancora questi dati da quelli, ben più virtuosi, registrati nel periodo pre-crisi”, commenta Massimo Blasoni, imprenditore e presidente del Centro Studi ImpresaLavoro. “Scarso legame tra salari e produttività, assenza di una cultura del merito, complessità delle relazioni sindacali, lentezza esasperante del contenzioso e alto cuneo fiscale sono solo alcuni degli elementi che fanno sì che, anche per il World Economic Forum, il nostro mercato del lavoro rimanga il meno efficiente d’Europa. Abbattere questi ostacoli è l’unica strada per ridurre in modo stabile e significativo il tasso di disoccupazione”.