Palermo (Adnkronos) – Maxioperazione antimafia dei Carabinieri del Gruppo di Monreale (Palermo) che questa notte a Partinico hanno eseguito 23 ordinanze di custodia cautelare in carcere, disposte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.
In carcere sono finiti presunti uomini d'onore della cosca locale accusati, a vario titolo, di mafia ed estorsione.
In manette anche Giovanni Vitale, 28 anni, figlio minore del boss mafioso Vito Vitale, l'ex capomandamento di Partinico. Era stato scarcerato nel marzo scorso e attualmente era sottoposto alla sorveglianza speciale.
Secondo gli inquirenti, Vitale junior, nonostante la giovane età era già considerato il "nuovo capocosca di Partinico". "Malgrado gli arresti – dice il colonnello Pietro Salsano, Comandante del Gruppo Monreale – i Vitale hanno mantenuto il controllo del territorio". A maggio era stato arrestato un altro dei figli di Vito Vitale, Leonardo, per associazione mafiosa. Anche Leonardo è stato raggiunto la notte scorsa da un nuovo ordine di custodia cautelare.
L'operazione, denominata 'The End', nasce da un'attività investigativa che ha azzerato il mandamento mafioso di Partinico, dove negli ultimi anni si è combattuta una vera e propria faida tra famiglie mafiose rivali.
Dalle intercettazioni ambientali e telefoniche emerge poi uno spaccato sul nuovo 'dizionario' usato da cosa nostra di Partinico. "I boss temono di essere scoperti e così utilizzano dei linguaggi criptati – spiega il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia – ma grazie alle intercettazioni siamo riusciti a decifrare il loro contenuto". Tra le frasi intercettate c'è anche il verbo 'tingere' utilizzato per indicare un'estorsione. Invece la 'fondazione' è la ristrutturazione della famiglia mafiosa. "Queste frasi – spiegano gli inquirenti – erano già emerse in un'altra operazione condotta sullo stesso territorio, 'Carthago'. Anche in quell'occasione era stato scoperto che i boss utilizzavano un linguaggio criptato". Ad esempio, per parlare della famiglia mafiosa veniva indicato il sostantivo 'officina'.
E' "deprecabile la condotta degli imprenditori vessati dal 'pizzo' che non denunciano, c'e' da parte loro una sottomissione volontaria agli esattori". E' la denuncia del procuratore capo di Palermo Francesco Messineo, nel corso della conferenza stampa. Dall'operazione 'The End' emerge che sono quattro gli imprenditori edili estorti cui i boss mafiosi hanno chiesto, con le minacce, il pizzo. "Ma nessuno di loro ha denunciato – ha spiegato Messineo – e questo è un fatto deprecabile. Da parte loro non è arrivata alcuna collaborazione. E' un fatto negativo che non ci stanchiamo di stigmatizzare, è una cosa che lascia estremamente perplessi". Il procuratore di Palermo lancia quindi un monito: "Basta con gli alibi dello Stato che non c'è, deve essere chiaro che lo Stato ha fatto tutto quello che poteva. L'alibi che lo Stato abbandona questa volta non è giustificabile e il silenzio degli imprenditori non paga". Il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Teo Luzi rincara la dose: "Denunce zero spaccato!". "Purtroppo anche questa volta abbiamo dovuto assistere a questo fenomeno, gli imprenditori se vengono chiamati qualche volta denunciano e confermano di essere stati vittime del pizzo, ma questa volta nessuno di loro ha denunciato i propri aguzzini".
"Una dopo l'altra, sotto i colpi della squadra Stato, cadono le roccaforti del crimine organizzato, sono assicurati alla giustizia pericolosi boss e affiliati a cosche e famiglie mafiose, mentre lo Stato si riappropria di territori che per troppo tempo gli erano stati sottratti. Oggi è accaduto a Partinico", sottolinea, in una nota, il ministro della Giustizia Angelino Alfano. "Il mio plauso – conclude il Guardasigilli – ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo e ai Carabinieri del gruppo di Monreale per questo ennesimo, importante successo."
Il blitz ha visto impegnati 200 carabinieri del Gruppo, unità cinofile ed un elicottero.