Home Attualità Economia Busta di plastica, suona il ‘De Profundis’

Busta di plastica, suona il ‘De Profundis’

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Arezzo – La Confcommercio di Arezzo ricorda che dal 1° gennaio 2011 non sarà più possibile produrre, vendere e usare buste di plastica. Alla mezzanotte del 31 dicembre scatterà, infatti, anche in Italia, con un anno di ritardo rispetto agli altri Paesi Europei, il divieto di produzione, commercializzazione ed utilizzo dei sacchetti in plastica non biodegradabili secondo la definizione della norma tecnica EN 13432.

Da quel momento, potranno circolare soltanto sacchetti che rispettino i requisiti della biodegradabilità e della disintegrabilità, con un contenuto basso di metalli pesanti e assenza di effetti negativi sulla qualità del compost. Come, ad esempio, le buste in amido di mais o altri materiali vegetali.

Sarà dunque messa al bando la tradizionale busta di plastica, rea di avere altissimi costi in termini di consumi e di impatto ambientale. Basti pensare che finora in Italia si sono utilizzate oltre 200 mila tonnellate di buste di plastica all'anno, per fare le quali sono occorse ben 430 mila tonnellate di petrolio. Un vero primato, visto che in Italia usiamo da soli il 25% dei sacchetti di plastica usati in tutta Europa, un ventesimo della produzione mondiale. Il che, in pratica, vuol dire che anche in provincia di Arezzo ogni residente, bambini compresi, usa 300 sacchetti a testa, quasi uno al giorno.

L’inquinamento dei sacchetti è duplice e al problema della produzione si aggiunge, infatti, quello dello smaltimento: una volta finita nei rifiuti, una busta di plastica impiega una media di 400 anni per essere smaltita. Una cifra che completa il quadro del disastro ecologico.

“Qualcuno, sia fra i commercianti sia fra i consumatori, si è già adeguato ricorrendo agli eco-shopper in amido di mais o alle buste di carta oppure tornando alla vecchia “sporta” in tessuto o altro materiale resistente” dice il direttore della Confcommercio di Arezzo Franco Marinoni “dal 2011 lo dovranno fare tutti, anche perché sono previste precise sanzioni per chi consegnerà la spesa in un sacchetto di plastica”.

“L’anno di proroga speriamo sia servito a smaltire eventuali rimanenze di buste di plastica e ad adeguare la produzione di eco-shopper – sottolinea il direttore della Confcommercio – ma dal 1° gennaio, non dovrebbero esserci più scuse, anche se aspettiamo una eventuale proroga che autorizzi a proseguire l’esaurimento scorte. I commercianti avranno comunque un ruolo importante nella sensibilizzazione a favore dei nuovi contenitori ecologici”.

Le buste a base di amido di mais sono biodegradabili al 100% e non rilasciano agenti inquinanti. Inoltre, costa poco produrle: se per produrre 1000 sacchetti di plastica servono 100 kg di petrolio, per sfornarne 1000 biodegradabili servono semplicemente 5 kg di mais e 5 litri di olio di girasole, ovvero fonti rinnovabili. A fronte di tutti questi vantaggi, si aggiunge una sola, piccola, controindicazione: le borse riutillizzabili vanno lavate periodicamente per evitare che diventino ricettacoli di batteri.