Home Nazionale Mafia: Grasso, Dalla Chiesa sapeva di scontrarsi con potenti settori politici (2)

Mafia: Grasso, Dalla Chiesa sapeva di scontrarsi con potenti settori politici (2)

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(AdnKronos) – Poi un ricordo personale del generale ucciso da Cosa nostra il 3 settembre del 1982: “Il mio ultimo ricordo con il generale risale a fine maggio 1982, durante la cerimonia della festa della polizia alla caserma Lungaro. Il prefetto, che indossava un doppiopetto grigio, mi si avvicinò e, con un accattivante sorriso sotto i baffetti sale e pepe, mi chiese le carte delle indagini già definite delle espropriazioni della diga Garcia, che avevano elargito ai proprietari, tra i quali i cugini Salvo, 21 miliardi di vecchie lire a fronte dei 2,5 miliardi stanziati, nonché gli atti degli appalti, banditi dal Comune di Palermo, che erano stati oggetto delle indagini sull’omicidio del presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella. Restammo d’accordo che gli avrei fatto avere il tutto a settembre, alla ripresa delle attività dopo le ferie, ma persi la mia corsa contro il tempo, arrivò prima il crepitare dei kalashnikov quella tragica sera del 3 settembre 1982, quando in via Isidoro carini caddero lui, Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo”.
“Sono certo che i miei stessi sentimenti di rabbia, di sdegno, di commozione, ma anche di sgomento e di impotenza di fronte all’arrogante violenza mafiosa, ispirarono l’ignoto autore del cartello lasciato sul luogo dell’eccidio: “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”. Il 4 settembre 1982, dal pulpito della chiesa di San Domenico, il cardinale fece impallidire i più importanti uomini politici siciliani e d’Italia, che assistevano nelle prime file alla messa funebre del prefetto Dalla Chiesa, citando la nota frase tratta dalle Storie di Tito Livio: ‘Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur’; mentre a Roma ci si consulta, la città di Sagunto viene espugnata. Sagunto è Palermo. Povera la nostra Palermo! Come difenderla?’.
A seguito delle sferzanti accuse, dal fondo della chiesa, dove sedeva la gente comune, esplose un fragoroso applauso. Un urlo liberatorio, un grido di condanna diretto allo Stato. Pappalardo fece vergognare la classe politica italiana che, indugiando a concedere al generale Dalla Chiesa i poteri speciali che aveva richiesto, l’aveva lasciato in una situazione di incertezza dalla quale non era uscito vivo”.