Home Nazionale Freddata e sciolta nell’acido la donna che reagì alla ‘ndrangheta

Freddata e sciolta nell’acido la donna che reagì alla ‘ndrangheta

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Milano – (Adnkronos/Ign) – Uccisa e sciolta nell'acido in un terreno a San Fruttuoso, vicino a Monza. Così è morta Lea Garofalo, la collaboratrice di giustizia sparita a Milano nel 2009. Un caso da "lupara bianca" secondo il giudice per le indagini preliminari di Milano Giuseppe Gennari. Nella notte, su richiesta della Dda di Milano, i carabinieri hanno eseguito sei ordinanze di custodia cautelare per persone ritenute coinvolte nella scomparsa e nell'omicidio della donna che si era ribellata alla 'ndrangheta rendendo dichirazioni agli inquirenti "con particolare riferimento all'omicidio di Comberiati Antonio, elemento di spicco della criminalità calabrese a Milano durante gli anni '90".
Insieme agli arresti, eseguiti tra Lombardia, Calabria e Molise, sono scattate le perquisizioni. Tra i destinatari delle richieste di arresto anche l'ex convivente della donna e padre della figlia, Carlo Cosco, di 40 anni. La donna, che aveva rinunciato al programma di protezione dopo le sue testimonianze, è stata prima uccisa con un colpo di pistola e poi sciolta nell'acido. Ben 50 chili di liquido corrosivo secondo il racconto di un testimone, Sorrentino, che ha aiutato gli inquirenti a ricostruire la dinamica di quanto accaduto dal giorno in cui Lea Garofalo è sparita.
Era il 20 novembre scorso quando la donna era arrivata a Milano per consentire alla figlia minorenne di incontrare per alcuni giorni il padre. Cinque giorni dopo, il 25 novembre, la figlia e il suo ex convivente denunciano la scomparsa della donna. Una scomparsa che risale alla sera prima, secondo quanto ricostruito dalle indagini. Con uno stratagemma Cosco e i suoi complici riescono ad allontanare la figlia dalla madre portandola da alcuni parenti. La Garofalo, mentre attende in zona Arco della Pace il ritorno della figlia, viene avvicinata, costretta a salire sull'auto dell'ex convivente e uccisa.
"La sparizione (della Garofalo, ndr) – ricostruisce il giudice Gennari nell'ordinanza con la quale ha disposto l'arresto di sei persone – viene organizzata e decisa da Cosco Carlo. La Garofalo viene prelevata a Milano, dallo stesso Sabatino, da Venturino, e da due soggetti presumibilmente stranieri, al soldo dei Cosco. La donna viene caricata all'interno di un furgone, ove erano presenti anche i 50 chili di acido già procurati in occasione della missione molisana, e viene consegnata a Cosco Vito detto Sergio e Cosco Giuseppe detto Smith in attesa in un terreno collocato verso la terza o quarta uscita della strada per Meda".
A questo punto, si legge nell'ordinanza "Sabatino esce di scena e non partecipa alle fasi successive del sequestro, pur sapendo esattamente quali fossero i programmi. Sabatino apprende da Cosco Carlo che la Garofalo è stata brutalmente interrogata e poi uccisa con un colpo di pistola e disciolta nell'acido".
"Le ragioni poste alla base dell'eliminazione della donna – prosegue il giudice-, risiedono nel contenuto delle dichiarazioni fatte ai magistrati – mai confluite in alcun processo – con particolare riferimento all'omicidio di Comberiati Antonio, elemento di spicco della criminalità calabrese a Milano durante gli anni '90, ucciso per mano ignota il 17 maggio 1995". Dichiarazioni che in realtà non fornivano "esaustivi elementi di colpevolezza" rigurado un coinvolgimento diretto di Cosco Carlo e suo fratello.
"I fratelli Cosco -aggiunge il giudice- benché consapevoli del fatto che la donna fosse a conoscenza delle loro responsabilità, non erano mai venuti a conoscenza del contenuto delle dichiarazioni della Garofalo, che nel frattempo aveva interrotto la relazione sentimentale con Cosco Carlo. Dal giorno della decisione di uscire volontariamente dal programma di protezione, nell'aprile del 2009, in seno alla famiglia Cosco è quindi maturata la consapevolezza di avere finalmente l'opportunità di poter estorcere alla Garofalo il contenuto delle dichiarazioni rese all'epoca e, successivamente, di potere eliminare fisicamente la donna".
Commentando quella che definisce una "barbara esecuzione", Walter Veltroni afferma che il caso "è purtroppo, come ripeto da mesi, la drammatica conferma che la criminalità è più forte che mai e sia ben lontana dall'essere sconfitta".

Articlolo scritto da: Adnkronos