Milano, 5 lug. (AdnKronos) – Concedere la perizia sul Dna. Sarà questa la richiesta che arriverà nuovamente domani dalla difesa di Massimo Bossetti, condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio pluriaggravato di Yara Gambirasio. Su quella che è la prova regina dell’accusa i legali, gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, spenderanno gran parte dell’arringa che occuperà la seconda udienza del processo d’appello davanti ai giudici della corte d’assise d’appello di Brescia.
La custodia e la conservazione della traccia biologica “sono il tallone d’Achille” di un’indagine “con troppe anomalie” aveva detto in primo grado la difesa insinuando il dubbio sulla “certificazione” di ogni passaggio, ricordando l’uso di kit scaduti e dunque l’attendibilità delle risposte, evidenziando che sulla traccia biologica della vittima e di Bossetti trovata sugli indumenti della 13enne scomparsa il 26 novembre 2010 da Brembate c’è un picco “che certifica una contaminazione” restituendo un risultato “che non può essere accettato per dare una risposta forense e per condannare una persona”. L’assenza del Dna mitocondriale non inficia i risultati per l’accusa, di diverso avviso la difesa.