Arezzo – "Domani parteciperò all’iniziativa promossa dall’ANMIL in occasione della giornata nazionale contro gli infortuni nei luoghi di lavoro. Lo avrei fatto comunque ma una ragione in più deriva dal fatto che ho firmato la recente proposta di legge per l’istituzione del “giorno della memoria” delle vittime sul lavoro. Con questa proposta si intende formalizzare una Conferenza annuale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e avviare iniziative per la promozione di attività permanenti di informazione e formazione sulla sicurezza, dalla scuola ai luoghi di lavoro.
La sicurezza è tema fortemente dibattuto da anni. Da troppi anni e senza gli esiti necessari. Negli ultimi 12 mesi sono stati infatti 4.287 gli incidenti registrati nel territorio italiano. Anche Arezzo è segnato da questo dramma che si ripete nel tempo. Nel 2006 ci sono stati 15 morti, attribuibili principalmente ai lavori per le grandi opere avviate nel territorio aretino; uno stop di 12 mesi e poi ancora 2 morti nel 2008 ed 1 nel 2009. E poi ancora tragedie anche in questo anno
E’ quindi evidente che quanto sin qui fatto non è sufficiente. Servono informazione permanente e la promozione di una diffusa cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro. E’ indispensabile creare una nuova cultura che coinvolga tutti i soggetti: le imprese, che devono comprendere che l'investimento in sicurezza non è un costo da evitare, ma la scelta corretta sulla strada della competitività qualitativa a vantaggio del prodotto e della risorsa umana; i lavoratori, che devono pretendere che le norme sulla sicurezza siano efficacemente e correttamente applicate, opponendosi all’eventuale ricatto occupazionale che spesso oscura il tema delle condizioni di lavoro, ed infine i sindacati, che devono riprendere le fila di una contrattazione su queste tematiche.
Ritengo poi che il Governo debba ripensare le proprie politiche di smantellamento del Testo Unico sulla sicurezza approvato dal Governo Prodi. Non può essere utilizzata la crisi come elemento che giustifichi la riduzione delle tutele, delle sanzioni, ecc. anche perché la sicurezza sul lavoro dovrebbe essere un elemento della qualità dello sviluppo. La politica dovrebbe premiare le aziende che stanno correttamente sul mercato. Il governo interrompa quindi lo stillicidio di norme disseminate di decreto in decreto che indeboliscono e rendono più difficile e flebile la battaglia contro il lavoro nero e per la promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Sono state ridotte le sanzioni per i datori di lavoro che non sono in regola con le assunzioni o che non hanno redatto i piani di sicurezza. Ricordo anche la circolare dell’INAIL che indica ai propri ispettori di fare ispezioni nelle aziende solo a campione.
Infine è necessario applicare i decreti che consentono alle Pmi di avere una semplificazione burocratica e affrontare il tema degli appalti e del massimo ribasso. È necessario intervenire affinchè il costo del lavoro e della sicurezza vengano scorporati dal contesto del massimo ribasso, perché, altrimenti, condanniamo i lavoratori al lavoro nero."