Palermo, 6 giu. (AdnKronos) – “La scarcerazione di Riina aprirebbe un lungo dibattito tra criminali di serie A e di serie B”. Così Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale ‘Vittime di Mafia’ e figlio di Michele Ciminnisi, vittima innocente dell’agguato di mafia avvenuto il 29 settembre 1981 a San Giovanni Gemini (Agrigento) e per il quale furono condannati all’ergastolo Salvatore Riina e Bernando Provenzano, commenta la decisione della Corte di Cassazione di accogliere il ricorso presentato dai legali del ‘Capo dei Capi’ di Cosa Nostra.
Una notizia, quella della possibile scarcerazione, che “riapre una lacerante ferita. Ho impiegato molti anni prima di ottenere giustizia – sottolinea – Anni di sofferenze, di processi, di sconfitte, di incoraggiamenti, come quando il giudice Giovanni Falcone, prima di essere ucciso anche lui a opera degli stessi criminali, mi disse ‘Giuseppe, tuo padre è morto innocente e tu otterrai giustizia’. E in quella giustizia io ho sempre creduto”. Ciminnisi sottolinea come “da familiare di vittima innocente di mafia, avrei agito d’impulso e la mia risposta alla ‘morte dignitosa’ di un boss sanguinario sarebbe inequivocabile: No! Così come, per mano sua o per sua decisione, questo diritto è stato negato alle vittime innocenti”.