(AdnKronos) – Il dramma quando mancavano pochi minuti alla fine della partita. “Un botto e un ronzio – ricorda Myriam -. Ho talmente tanta confusione in testa che non saprei giurare quale rumore sia venuto prima dell’altro. Sembrava il ronzio di uno sciame. E la mandria impazzita che corre lontana dal maxischermo e mi travolge. Il panico attorno e il panico in me. Ho voltato le spalle per seguire la direzione della corsa, ma dopo nemmeno due passi sono stata scaraventata a terra”.
“Appena sono riuscita ad alzarmi la piazza era un campo di guerra – conclude -. Chiazze di sangue per terra e sui pali, scarpe abbandonate e perse nella corsa, vetri rotti e maglie sporche e insanguinate, zaini e borse disseminati. Bambini a piedi nudi che correvano sotto i portici, urla di donne disperate e sofferenti. Ho afferrato il cellulare. ‘Sono viva, sono viva, avvisa mia madre ti prego! Sono viva!’, gridavo io che temevo ancora per la mia vita. ‘Che succede?? Che succede?’, sento rispondere dalla voce del cuore. ‘Non lo so, ho paura ma sono viva! Avvisa mia madre!’. Non sapevo che notizie erano già diffuse da tv e web. Essere viva mi sembrava già una notizia”.