(AdnKronos) – (Adnkronos) – “L’effetto è pessimo: C’è una prevalenza dell’area medico sanitaria sull’area sociale, che pregiudica il complesso sistema di progettualità volto all’integrazione socio-sanitaria prodotto nel corso di questi ultimi decenni. In questa situazione confusa, nuovi costi vengono a gravare sui comuni, che si trovano a dover rispondere a richieste e bisogni non di propria competenza”.
Il problema riguarda certamente gli assistenti sociali, ma anche gli psicologi e gli educatori, conclude Quanilli: “Il Piano Socio Sanitario Regionale stabilisce la necessità di definire ‘le dotazioni standard del personale sanitario, professionale e amministrativo dei servizi sanitari e sociosanitari necessari a garantire l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA)’. È quindi necessario che siano ascoltati Ordini professionali e organizzazioni di categoria per definire quale sia uno standard sostenibile, precisando il rapporto operatori/utenti ed evitando scelte organizzative dettate solo dalla logica del contenimento della spesa. A causa delle mancate autorizzazioni regionali per le sostituzioni del personale dei servizi distrettuali, si è creata una situazione di emergenza, con decine di assistenti sociali, psicologi ed educatori in meno”.