(AdnKronos) – Una spaccatura, quella tra Maria Falcone e la famiglia Morvillo, che si sarebbe acuita nel tempo e che neppure la mediazione di magistrati che lavorarono fianco a fianco con Falcone è riuscita a sanare. “Per due anni abbiamo cercato di convincerlo a tornare sui suoi passi” prosegue Maria Falcone -, ma non c’è stato nulla da fare”. Così qualche mese fa la delibera con cui la famiglia Morvillo dice addio alla Fondazione è approdata al Consiglio di amministrazione. E le accuse di scarsa attenzione nei confronti della sorella durante le varie commemorazioni per la strage di Capaci? “All’indomani della strage – racconta adesso Maria Falcone – la madre di Francesca mi ordinò di non fare il nome di sua figlia e di non divulgare le sue foto. Mi disse che vederla e sentirla nominare acuiva il suo dolore. Quando provai a spiegare che così Francesca sarebbe stata dimenticata mi risposte che sarebbe stata ricordata da chi la conosceva e l’amava”.
“Così seppur con un grande dispiacere ho obbedito alla richiesta di una madre colpita da un profondo dolore – prosegue -. Volevo un gran bene a Francesca, ma non potevo che rispettare il volere della sua famiglia”. In questi anni secondo la presidente della Fondazione lo stesso Alfredo Morvillo non ha mai avanzato proposte in Consiglio di amministrazione per ricordare la sorella. “Ho cercato di organizzare qualcosa per Francesca e l’ho fatto sempre in silenzio per non urtare la sensibilità della madre e della famiglia”. Resta l’addio doloroso di oggi. “Per me non cambierà nulla. Ricorderò sempre Francesca insieme a Giovanni e le attività della Fondazione andranno avanti. Io e gli altri consiglieri di amministrazione siamo solo delle comparse e nella Fondazione non c’è un’autorità assoluta, le decisioni sono collegiali e il nostro obiettivo – conclude Maria Falcone – è donare il ricordo di Giovanni e Francesca alla collettività”.