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‘Dare priorità al sociale non vuol dire abbandonare la cultura’

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‘Dare priorità al sociale non vuol dire abbandonare la cultura’

Arezzo – «Ho letto con attenzione le dichiarazioni del Presidente della Commissione cultura, Marco Paolucci. E quelle di alcune associazioni culturali. Bisogna essere chiari: un’amministrazione comunale è chiamata a scegliere. Sempre ma soprattutto quando si è stretti in una morsa micidiale: da una parte l’aumento della domanda di servizi sociali, dall’altra la drastica diminuzione delle risorse per soddisfarla. Non voglio arrivare alla scelta di cui ho parlato spesso in questi ultimi mesi. Non voglio, quindi, che il Comune di Arezzo sia costretto a destinare risorse o ai servizi per l’infanzia oppure a quelli per gli anziani. Ne faccio una questione politica ma soprattutto personale: nessuno deve esser abbandonato a se stesso in una situazione di povertà o di emarginazione. In questo il Comune opera con il contributo determinante di molte associazioni di volontariato. E, per tutte, mi limito a citare la Caritas.
Il Governo ha tagliato risorse fondamentali per gli enti locali. Hanno protestato Sindaci e Presidenti di ogni partito e di ogni zona del Paese. Mi unisco alla protesta, ovviamente. Ma ritengo che il nostro dovere di amministratori sia anche quello di agire e di dare risposte con le risorse che abbiamo a disposizione.
Il Comune di Arezzo ha già fatto tutto quello che era possibile in termini di razionalizzazione della spesa. Oggi più di ieri dobbiamo concentrare l’attenzione sulle fasce più deboli della nostra gente: chi ha perso il lavoro, chi non ha un reddito sufficiente o non lo ha per nulla, chi ha anziani non autosufficienti o disabili in famiglia, chi non ha una casa.
Qui concentreremo, nei limiti del possibile, buona parte delle nostre risorse. Non è una novità: lo abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo. Certo non potremo più organizzare in maniera diretta o contribuire all’organizzazione di grandi eventi e di spettacoli particolarmente onerosi. Arezzo ha una solida tradizione da questo punto di vista. Mi auguro che la possa conservare ma lo dovrà fare con la capacità di autofinanziamento degli imprenditori dello spettacolo.
Questo non vuol dire cancellare le attività culturali. Ho ricevuto, e con me i miei assessori, molte lezioni sulla differenza tra grande evento e produzione culturale. Punteremo su quest’ultima continuando a sostenere le associazioni, i gruppi, i giovani del nostro territorio con le poche risorse che avremo a disposizione. A questi come agli imprenditori del settore culturale metteremo a disposizione tutte le strutture che abbiamo e che avremo. In questo la nostra attività amministrativa è stata e sarà coerente: strutture pubbliche (Petrarca, Pietro Aretino, Sant’Ignazio, teatro Vasariano, teatro tenda) per favorire lo sviluppo della cultura locale, la genesi e l’affermazione di gruppi e associazioni. »