Milano, 27 mar. (AdnKronos) – Questa Europa “non ci piace e lavoriamo per cambiarla, ma sarebbe deleterio per il Paese e i cittadini uscirne per i numerosi vantaggi che l’Unione dà al mondo produttivo italiano e Lombardo. Il rischio che domani sulla risoluzione la maggioranza che vota il provvedimento sia diversa da quella che governa Regione Lombardia c’è e noi lavoriamo per scongiurarlo”. Questo il commento del capogruppo in Regione Lombardia Angelo Capelli (Lombardia Popolare) e del presidente della Commissione Bilancio e coordinatore regionale di Regione Lombardia Alessandro Colucci (Lombardia Popolare), dopo l’incontro ‘Europa che unisce, Europa che divide – Popolari, cioè alternativi a burocrati e populisti’, organizzata in vista della risoluzione al programma di lavoro della Ce-anno 2017 che sarà discussa domani al Pirellone in occasione della sessione europea.
“Non essere uniti su questo tema – spiega Capelli – significa indebolire Regione Lombardia e ridurre il peso straordinario che possiamo giocare nel rilancio dell’intero progetto d’integrazione europea. La collegialità al contrario ci consente di cogliere meglio le opportunità ‘offerteci’ dalla Brexit, per esempio per cercare di portare a Milano l’Agenzia europea del farmaco, l’Autorità bancaria europea e la Corte europea dei brevetti e dare al nostro territorio nuove opportunità di crescita e di sviluppo”.
“Solo con un’Europa unita, capace di essere soggetto unico nell’affrontare i problemi attuali – precisa Colucci – potremo ricoprire il ruolo politico che ci spetta a livello internazionale e governare i grandi cambiamenti socio-economici in atto. Fenomeni come il terrorismo, l’immigrazione e l’economia sono affrontabili solo se l’Europa andrà verso una maggiore unità politica e un riavvicinamento ai veri problemi dei cittadini e questo è ciò che chiediamo nella Risoluzione che presenteremo domani parlando di revisione della convenzione di Dublino, armonizzazione del mercato del lavoro e esercito europeo. Su questo chiediamo agli alleati di governo di assumersi con noi la responsabilità che ci spetta nell’indicare quale Europa serve al bene della Lombardia e dei lombardi”.