(AdnKronos) – Un fattore di rilievo, dato che il debito medio delle imprese italiane verso le banche è del 68%, contro il 38% delle aziende tedesche. “Le nostre imprese sono molto indebitate con le banche. Riportare un equilibrio significherebbe anche normalizzare una situazione che evidentemente non è così facilmente sostenibile”, continua Baban.
I Pir possono inoltre essere una sorta di strumento ‘patriottico’ per mitigare, almeno in parte, un paradosso tutti italiano, per cui gran parte del risparmio va a finanziare economie e imprese di altri Paesi. Il risparmiatore italiano, sottolinea Baban, “quando fa gestire i propri patrimoni a fondi, questi destinano la grande parte sul mercato straniero. Una cosa molto difficile da comprendere: gli italiani sono un popolo di grandi risparmiatori, ma favoriscono con i propri risparmi i mercati delle gestioni estere”. In questo senso l’obbligatorietà, prevista dalle norme sui Pir, di destinare una parte cospicua degli investimenti al mercato italiano “è ovviamente positiva, perché il risparmiatore, in questo modo, va direttamente sul mercato interno”.
Nonostante il giudizio positivo, su questo strumento è opportuno essere cauti. I Pir, avverte Baban, sono “l’inizio di percorso, una prima esperienza e si dovrà verificare se le risorse arriveranno anche alle pmi impegnate in processi di crescita, innovazione e internazionalizzazione”. In questo senso alcuni osservatori hanno sottolineato che la quota effettivamente destinata alle pmi rischia di essere piuttosto bassa. Ma Confindustria non intende chiedere regole più stringenti. “Imporre vincoli è rischioso. Il mercato deve essere limpido, non può essere delimitato in categorie specifiche, rischiando di costruire un mercato illiquido”, spiega.