Palermo, 2 mar. (AdnKronos) – “Fa onore a tutti prendere coscienza che si può avere sbagliato, che qualcuno può avere strumentalizzato. Dispiace che le scuse arrivino solo dopo un lungo periodo, perché nel frattempo c’è chi ha cavalcato tutto questo, per etichettare a giudicare o insinuare, per fare una battaglia contro”. Così, don Luigi Ciotti, fondatore di Libera commenta con con l’Adnkronos la letera di scuse arrivata ieri da Catello Maresca, il pm antimafia di Napoli che un anno fa aveva duramente criticato il prete soprattutto sul versante dei beni confiscati. Nella lettera di scuse, in cui più chiede il magistrato dice “mi dispiace”, Catello Maresca scrive: “Solo chi è legato al mondo di Libera offre le garanzie di affidabilità necessarie per gestire i beni confiscati” e, quindi, “viene naturale che anche soggetti – per così dire – poco interessati alla causa volontaristica antimafia, cerchino di avvicinarsi a Libera al solo scopo di trarne vantaggi personali ed utili propri”. Ed ancora: “Il mio unico scopo era e resta quello di dire: ‘Stiamo attenti, molto attenti, a non farci – tutti – strumentalizzare”. “La verità non può essere manipolata e neppure può essere una approssimazione”, dice don Ciotti.
Sul perché il magistrato abbia deciso di chiedere scusa solo dopo un anno, dopo una denuncia di don Ciotti, il religioso allarga le braccia e dice: “Non lo so, noi abbiamo solo bisogno di verità, non chiediamo altro. Abbiamo dovuto denunciarlo perché dobbiamo tutelare l’associazione Libera fatta da 1.600 associazioni. Dopo la denuncia, mi ha chiesto di poterci incontrare e ci siamo incontrati. Noi proseguiremo contro il settimanale ‘Panorama’ che, approfittando di tutto questo, ha fatto tre puntate scrivendo delle falsità. Per noi la verità è fondamentale”.
E aggiunge: “Gli sono grato per le scuse, perché non è facile ammettere di essere stato strumentalizzato e usato e di avere sbagliato. Da parte mia c’è tanto rispetto e sono contento che si ristabiliscano pezzi di verità. E mi fa piacere che la Corte d’appello di Genova ha condannato per calunnia la ‘Casa della Legalità’, che così si definisce, per affermazioni di estrema gravità”.