Home Nazionale Mani Pulite: Amodio, da pm anche arresti in transito, ombre su anniversario (2)

Mani Pulite: Amodio, da pm anche arresti in transito, ombre su anniversario (2)

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(AdnKronos) – Ecco cosa succedeva. “La misura restrittiva -racconta Amodio- veniva eseguita al mattino, senza tradurre l’indagato in carcere e sottoponendolo invece a interrogatorio in procura. Il provvedimento restava nei cassetti del pm che interrogava l’inquisito nella posizione di ‘semilibero’, in uno stato di forte condizionamento della libertà morale. L’esecuzione definitiva della misura dipendeva infatti dalle dichiarazioni che il ‘semilibero’ rendeva: se confessava uno o più fatti nuovi poteva tornare a casa senza ‘passare’ dal carcere, altrimenti il provvedimento ‘usciva dal cassetto’ e veniva eseguito”.
Si tratta di una denuncia che il legale fece anche a ridosso della stagione di Tangentopoli, nel 1995, registrando consensi solo tra colleghi ma niente di più. “Erano fenomeni inquietanti e sicuramente lesivi delle garanzie predisposte dal codice. In alcune procure -racconta oggi come allora- dopo che l’ordinanza di custodia cautelare era stata trasmessa al pm per l’esecuzione, l’organo dell’accusa procedeva all’interrogatorio ex art. 294 ultimo comma ancor prima di aver eseguito il provvedimento. Si trattava di un metodo senza dubbio vietato” dal codice di procedura penale in quegli anni e “che aveva un forte impatto sulla libertà morale dell’indagato. Infatti se questi rendeva dichiarazioni gradite al pm l’ordinanza era prontamente revocata dal gip, altrimenti l’alternativa era il carcere”.
Non solo. Per il legale c’erano anche altri metodi che “limitavano la libertà morale” per ottenere la collaborazione. Il rilascio del consenso al patteggiamento, prima di tutto, “in cambio della chiamata in correità”. Poi la “revoca della misura coercitiva e la conseguente concessione della libertà a fini ‘investigativi’, imponendo all’inquisito l’obbligo di una collaborazione esterna che si traduceva in un andare in giro per il mondo a ritirare carte e documenti rilevanti per le indagini”. Pratica che il legale aveva definisce “una sorta di rogatoria internazionale privata coatta che evita all’inquirente tutti i fastidi e le lungaggini connesse all’esigenza di fare ricorso all’assistenza giudiziaria internazionale”.