Ankara – (Adnkronos/Ign) – Sono iniziate in Turchia le operazioni di voto per il referendum sulla riforma della Costituzione. La riforma prevede 26 emendamenti al testo approvato nel 1982 dopo il colpo di stato militare del 1980.
Al voto sono chiamati circa 50 milioni di elettori, che appaiono profondamente divisi, anche se gli ultimi sondaggi danno il sì in vantaggio.
Il premier Recep Tayyip Erdogan, leader dell'Akp, ha condotto una massiccia campagna per promuovere il referendum. Al contrario, i principali partiti di opposizione, il Partito repubblicano popolare (baluardo del laicismo di tradizione kemalista) e il Partito del movimento nazionalista hanno fatto propaganda per il 'no'. Il partito filocurdo della Pace e della Democrazia boicotta invece il voto.
L'affermazione dei 'sì' sarebbe vista come una vittoria per l'Akp, al potere dal 2002. Si vota fino alle 16 nelle provincie orientali e fino alle 17 in quelle occidentali. La data del referendum non è casuale: è quella del golpe del 1980.
Gli emendamenti più controversi sono quelli sulla nomina dei membri della Corte Costituzionale e del Consiglio supremo dei giudici e dei procuratori (Hsyk), il cui numero viene elevato, rispettivamente, da 11 a 17 e da 7 a 21. L'opposizione punta il dito contro la norma che prevede la nomina di alcuni di questi giudici da parte del presidente della Repubblica (quello in carica, Abdullah Gul, è compagno di partito di Erdogan) e del Parlamento. Una novità che, a loro giudizio, mette il potere giudiziario sotto il controllo dell'esecutivo.
Lo scontro è stato infiammato anche dall'emendamento che consente di processare gli ufficiali autori del golpe del 1980 e da quello che sottopone alla giustizia civile i vertici militari per crimini commessi nell'esercizio delle loro funzioni.
Controversa infine una norma che autorizza la discriminazione 'positiva' a favore delle donne, che secondo l'opposizione potrebbe portare all'abolizione del divieto di indossare il velo islamico nelle università. Proprio l'Akp, nel 2007, aveva proposto e fatto approvare una norma contro questo divieto, poi annullata dalla Corte Costituzionale per violazione del principio di laicità dello stato.
Articlolo scritto da: Adnkronos