(AdnKronos) – Nell’ipotesi estrema in cui il settore debba aumentare il suo tasso di copertura medio delle sofferenze al 67%, rilevano gli analisti del Credit Agricole, “sarebbero necessari accantonamenti supplementari per 20 mld di euro, ossia 12 mld di euro per le prime nove banche, rispetto a un costo del rischio netto totale di 11 mld di euro nel terzo trimestre. Le prospettive sono più incerte per le commissioni, che risentono della preferenza degli investitori privati per la liquidità”.
Per interrompere questa tendenza, osservano gli analisti, “bisognerà attendere il ritorno della fiducia nonché il consolidamento dei proventi e un certo vigore del credito”. Mentre nel 2016 è cresciuta la vulnerabilità del settore bancario agli shock, un’altra sfida importante del 2017 oltre alla ricapitalizzazione delle banche in difficoltà “sarà il proseguimento delle riforme di struttura lanciate nel 2015 (Popolari e banche di credito cooperativo – Bcc)”.
Se la riforma delle Bcc durerà fino al 2018, rilevano, “quella delle Popolari ha superato il termine previsto per fine 2016, lasciando una sensazione di incompiuto non solo a causa della sospensione della conversione in società per azioni delle ultime due grandi Popolari ma soprattutto per la delusione riguardante l’attesa concentrazione del settore che questa trasformazione doveva avviare”. Lo status quo, concludono, “tende a confermare che il tema comune a tutte le problematiche di consolidamento del panorama bancario resta quella della qualità degli attivi. Con il profilarsi del piano di ricapitalizzazione pubblico, il settore si avvicina a una fase decisiva di cui si spera raccoglierà i primi frutti a partire dal 2017”.