(AdnKronos) – Nel 2016, il contesto macrofinanziario (crescita debole, tassi bassi, sentiment negativo dei mercati) nonché le richieste della Bce a favore di una gestione più proattiva del rischio di credito, sottolineano gli analisti del Credit Agricole, “hanno lasciato poche possibilità di successo agli sforzi delle banche italiane per recuperare redditività. Il settore prosegue l’inevitabile ristrutturazione, preludio di un consolidamento continuamente rimandato, a parte per alcuni movimenti isolati (fusione che ha dato nascita a Banco Bpm, alcune unioni tra piccole banche di credito cooperativo, vendita di tre delle quattro banche ponte a Ubi)”.
Il piano di aiuti di Stato annunciato a fine dicembre per sostenere le banche in difficoltà (Monte Paschi ma anche Popolare di Vicenza e Veneto Banca), osservano, “ha alimentato speranze di rafforzamento della qualità del credito, in miglioramento dallo scorso anno”. Le modalità di attuazione di questi aiuti pubblici “devono ancora essere precisate per apprezzarne l’effetto, mentre il 2016 si è concluso con la delusione per la leggera diminuzione dello stock di sofferenze in tutto il settore”.
Il 2016 ha inoltre deluso sul piano operativo. Il risultato di esercizio, sottolineano gli analisti della banca francese, “è atteso al di sotto di quello del 2015, che era stato incoraggiante (utile netto aggregato di 5,5 mld di euro per le nove principali banche) dopo quattro esercizi in perdita”. Nei primi nove mesi del 2016, rilevano, “l’utile aggregato del campione (UCG, ISP, MPS, UBI, BP, BPM, BPER, Credem e Carige, pari al 56% degli attivi bancari totali) si è attestato a 3,1 mld di euro contro 5,3 mld di euro nello stesso periodo del 2015, con un ribasso dovuto principalmente al calo dell’1,4% del risultato lordo di gestione e al rialzo del 26,2% del costo del rischio”.