Roma, 1 feb. (AdnKronos) – Mentre si attende l’interrogatorio di Virginia Raggi, che dovrebbe essere ascoltata dai pm domani, a quanto apprende l’Adnkronos i vertici M5S hanno avviato in queste ore la verifica dei due codici che potrebbero decidere il destino della sindaca di Roma e della sua giunta.
Da un lato, il codice etico varato da Beppe Grillo a inizio anno -da molti etichettato come il ‘salva-Raggi’- che segna una nuova linea di demarcazione nella condanna di primo grado per decidere la permanenza o meno di un eletto nel Movimento; dall’altro il codice di comportamento firmato dagli eletti 5 Stelle nella Capitale, prima cittadina compresa. Per i vertici c’è “piena compatibilità” tra i due documenti.In effetti, in un passaggio del codice ‘capitolino’ c’è scritto che “il sindaco, ciascun assessore e ciascun consigliere assume l’impegno etico di dimettersi se, durante il mandato, sarà condannato in sede penale, anche solo in primo grado”.
Dunque c’è sintonia con il nuovo codice etico nazionale. Ma subito dopo viene anche precisato, nero su bianco, che gli stessi eletti, sindaco compreso, assumono “altresì l’impegno etico di dimettersi laddove in seguito a fatti penalmente rilevanti” vengano iscritti “nel registro degli indagati e la maggioranza degli iscritti al M5S mediante consultazione in rete ovvero i garanti del Movimento decidano per tale soluzione nel superiore interesse della preservazione dell’integrità del MoVimento 5 Stelle”. Ecco perché, nelle file grilline, c’è chi non esclude che possa esserci un passaggio in Rete, tanto più se Raggi venisse rinviata a giudizio.