(AdnKronos) – “I numeri della nostra ricerca – spiega Carlo Bonomi, vicepresidente di Assolombarda – dimostrano dunque che il lavoro femminile può incidere fortemente sulla crescita e sul pil”. Ciò che “colpisce particolarmente, inoltre, è l’inversione di tendenza tra reddito e capacità di avere una crescita demografica”. Nei Paesi dove scolarizzazione e apporto del lavoro femminile sono più alti e i redditi sono più elevati, cioè, il tasso demografico è più alto. “Questo significa che il nostro Paese, che ha un problema di crescita demografica, se investisse nel far crescere la componente di lavoro femminile, forse risolverebbe molti dei suoi problemi”.
Le informazioni raccolte tra le imprese di Assolombarda indicano infine che negli ultimi anni le donne si sono fatte largo soprattutto tra le figure direttive, quadri e dirigenti e sempre più spesso in posizioni funzionali apicali. Tuttavia, rileva Bonomi, “la componente femminile in quei settori industriali che devono compiere il salto tecnologico e competitivo richiesto dall’Industria 4.0 e dove sono necessarie competenze che derivano da lauree scientifiche, è ancora troppo esigua”.
Dunque, avverte il vicepresidente di Assolombarda, “c’è ancora molto lavoro da fare, principalmente su due aspetti: quello culturale che impedisce oggi alle donne di avere un ruolo importante all’interno delle imprese e un altro, legato alle politiche pubbliche”. Interventi che “sono fondamentali perché, come hanno dimostrato, determinano salti molto importanti e potrebbero consentire all’Italia di raggiungere i competitor europei”.