Venezia, 4 nov. (AdnKronos) – Nel contesto dell’esame delle aree di crisi non complessa, la giunta regionale ha preso in esame anche la contraddittoria situazione della classificazione di Porto Marghera come area di crisi industriale complessa. La questione è stata posta recentemente alla massima attenzione nella riunione del 24 ottobre scorso del Tavolo Permanente per Porto Marghera che, fra l’altro, ha unanimemente concordato la reiterazione della richiesta al Ministero dello Sviluppo Economico di riconoscere Porto Marghera e le aree limitrofe quali Aree di Crisi Industriale Complessa, prendendo atto delle mancate risposte ministeriali all’istanza a suo tempo inoltrata dalla Regione.
Il presidente della Regione Luca Zaia ha, pertanto, immediatamente rinnovato ai ministri dello sviluppo economico Carlo Calenda e dell’ambiente Gian Luca Galletti la richiesta formale di riconoscere Porto Marghera come area di crisi industriale complessa. Zaia ha ribadito che la riqualificazione ambientale e la rigenerazione economica di Porto Marghera rappresentano da molti anni un punto focale nelle politiche regionali di gestione del territorio e di sostegno al tessuto produttivo del Veneto.
Per contribuire al conseguimento di questi obiettivi, su istanza della Regione, ancora nel 2011 con decreto della Direzione Generale per la politica industriale e la competitività del Ministero dello Sviluppo Economico erano state accertate le condizioni per il riconoscimento di crisi industriale complessa dell’area di Porto Marghera e delle zone limitrofe. Ma le successive richieste formulate dalla giunta regionale non hanno avuto nessun riscontro e la Regione non è stata portata a conoscenza nemmeno del venir meno delle disposizioni relative al decreto che aveva qualificato nel 2011 Porto Marghera come area di crisi industriale complessa.