Roma, 9 ott. (AdnKronos) – “È un anno che l’Italia mangia solo pane e riforme, ora basta”. Pier Luigi Bersani, alla vigilia della direzione nazionale del Pd, argomenta sulle pagine del Corriere della Sera il suo no alla riforma costituzionale. “Renzi proverà a stanarmi con una proposta sull’Italicum? Chiacchiere – afferma senza giri di parole – Lo riteneva ottimo e perfetto, tanto che lo approvò con la fiducia. E ora non mi venga a dire che darà l’incarico a Zanda e Rosato di trovare un sistema migliore. Non mi si può raccontare che gli asini volano. Vediamo in direzione, ma io non mi aspetto nulla”.
“Se parlo fuori è perché nel Pd non si può – va avanti l’ex segretario dem – In un anno e mezzo non ho mai avuto occasione di discutere di riforme nel partito. E dire che un po’ ci capisco”. Bersani si sofferma anche sulle parole, durissime, rivolte da Luca Lotti a Massimo D’Alema. “Anche con me non sono andati per il sottile, sono stato trattato come un rottame – dice – Non ho ragioni per difendere D’Alema, ma deve esserci un limite a questa cosa volgare del vecchio e nuovo, che riguarda le idee e i protagonisti di una stagione. Nell’Ulivo c’erano anche idiosincrasie e liti furibonde, ma perbacco c’era una cosa da tenere assieme e c’era il rispetto, tanto che D’Alema propose Veltroni segretario e Prodi presidente della Commissione europea”.