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Il Ritorno del Gorilla…a Tu per Tu con Sandrone Dazieri

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AREZZO – Ciao Sandrone. Innanzittuto grazie per aver accettato il nostro invito a presentare il tuo nuovo romanzo al PLAY ART FESTIVAL.
Ho accolto con piacere il Vostro invito. Vogliamo subito ricordare la data. Sarò ad Arezzo sabato 24 luglio alle ore 21.30.

Sono passati cinque anni da “il Karma del Gorilla”. Che cosa ha fatto il Gorilla in questo periodo?
Negli ultimi cinque anni il Gorilla è senz'altro invecchiato, è cresciuto, si è stufato, si è divertito. Insomma, ha vissuto. Non l'ho mai considerato un personaggio seriale, quanto un personaggio che aveva una sua vita parallela alla mia e che ogni tanto intercettavo: come dare un'occhiata a un mondo parallelo e parlarne. Scendendo più nello specifico, dopo quanto gli era accaduto ne "Il Karma del Gorilla", ha deciso che non ce la faceva più a vivere come viveva, come dice lui “raccattando clienti nei bar” e rischiando la pelle in ogni dannata circostanza. Per cui alla fine ha fatto il grande salto: è diventato un professionista delle investigazioni. Questo lo ha costretto a una serie di compromessi ma, allo stesso tempo, gli ha garantito una certa tranquillità di vita ed economica. Quella parte della sua vita non era interessante come la precedente, per cui molto semplicemente non ne ho scritto. Adesso, però, ne “La Bellezza è un malinteso”, il Gorilla ha di nuovo rimesso tutto a rischio. E perciò ho pensato di raccontarlo.

E' il primo in cui non compare la parola “Gorilla” nel titolo. E' una presa di distanza da quello che poteva divenire un cliché?
Assolutamente no, nessuna presa di distanza ma, dopo cinque anni, non potevo far finta che nulla fosse cambiato. E così ho pensato che un titolo che desse il segno di qualcosa di nuovo fosse per così dire necessario.

Ne "La Bellezza è un malinteso" si fa riferimento ad un'opera d'arte di Damien Hirst trafugata nel corso di una cruenta rapina. Si dice spesso che la letteratura come il cinema anticipano la realtà e neppure farlo apposta, una settimana prima dell'uscita del tuo romanzo, Milano è stata insanguinata dalla morte di un noto gallerista.
Nell'ambiente dell'arte ne succedono da sempre di tutti i colori. E, a parte questa constatazione, direi che i punti di contatto con la mia storia non sono molti.

Pensi che dal tuo esordio con "Attenti al Gorilla", lo scenario metropolitano di Milano sia cambiato oppure la stessa Milano si è cristallizzata in una sorta di dirty-town sempre uguale a se stessa?
Più che le descrizioni ambientali, direi che è cambiato soprattutto il mio punto di vista sulla metropoli. Prima infatti trovavo Milano decisamente dura, ma mi piaceva un sacco. Adesso, invece, credo che sia solamente morta e invivibile.

Hai ascoltato musica durante la stesura de "La Bellezza è un malinteso"? E se sì, posso chiederti qual è stato il disco o i dischi che hai "consumato" di più?
Di solito scrivo nel silenzio più totale, perché qualsiasi suono o rumore finisce sempre per distrarmi. Comunque, quel poco che ho ascoltato era abbastanza tranquillo, tipo Peter Cincotti o i Beatles.

Sulla quarta di copertina de "La bellezza è un malinteso" è scritto: "Dazieri si riconferma l'autore di noir più originale e innovativo del nostro Paese". Di fronte a commenti del genere ti senti più onorato, imbarazzato o semplicemente pensi che facciano parte del gioco?
Fanno parte del gioco, assolutamente. Sai, sulle quarte di copertina, ogni giorno nasce un genio.

Ti piace fare l'autore "seriale" oppure talvolta ti è venuto in mente di "far fuori" una volta per tutte il Gorilla?
No, affatto. Come ti dicevo prima, scrivo di lui quando ho qualcosa da dire. E poi il suo mondo e lui sono cambiati talmente tanto che non mi sento di scrivere romanzi seriali, quanto una sola, lunga storia con un protagonista.

A quattro anni di distanza che cosa pensi del film "La cura del Gorilla" diretto da Carlo Arturo Sigon e con Claudio Bisio nei panni dello stesso Gorilla?
Sicuramente ci sono stati molti errori in quel film, a partire dalla sceneggiatura cui ho collaborato e che è stata anche il mio battesimo del fuoco nel mondo del cinema. Ma, a parte questo, ritengo che Claudio Bisio sia stato un ottimo Gorilla.

Se dovessi consigliarci un noir italiano del quale ultimamente sei rimasto entusiasta, quale sarebbe questo titolo?
Come dico sempre, preferisco non fare il critico. Sono uno scrittore e anche un editor, per cui non potrei essere obiettivo fino in fondo. Però posso dirti il romanzo che sto leggendo in questo momento: “Spavento” di Domenico Starnone, che è un libro molto noir, a suo modo. Lo sto apprezzando parecchio.

Il tuo esordio letterario è stato un saggio del '94 sul cyberpunk per un'antologia curata dalla milanese Shake. Hai seguito William Gibson, Bruce Sterling e altri esponenti della letteratura-cyberpunk nel frattempo oppure quello è un genere che è rimasto troppo confinato negli anni '90?
Ho continuato a leggerli, ma senza entusiasmarmi troppo per quello che hanno scritto dopo il periodo Cyber. Mi pare che quello che avevano da dire lo abbiano già detto.

Bene Sandrone, adesso ti lasciamo ringraziandoti per la gentilezza e in attesa di averti nostro ospite sabato prossimo.
Ci vediamo sabato.

Chiudiamo con la telefonata, pensando a Sandrone impegnato con il Suo “Socio” in qualche orribile ]avventura nella Milano fumosa di fine luglio, sotto un caldo torrido.
Sandrone Dazieri inizia come correttore di bozze e in breve tempo diventa giornalista pubblicista cominciando a collaborare con il quotidiano il Manifesto, come esperto di controculture e narrativa di genere. Diventa in seguito direttore del service editoriale, fino a quando, nel 1999, dopo la pubblicazione del suo primo romanzo “Attenti al Gorilla”, la Mondadori non lo chiama a dirigere i Gialli Mondadori e poi tutto il comparto dei libri per edicola. Scrive altri tre romanzi per adulti, sempre noir (La cura del Gorilla, Gorilla Blues, Il Karma del Gorilla), un romanzo per ragazzi (Ciak si indaga, premio selezione Bancarellino), numerosi racconti, alcuni soggetti per fumetti e sceneggiature per il cinema e la televisione. Nel 2004 viene nominato direttore dei Libri per Ragazzi Mondadori, incarico che lascia nel 2006 scegliendo di diventare scrittore a tempo pieno. Continua a collaborare con la casa editrice come esperto di narrativa di genere e scout di nuovi talenti.

Con il regista Gabriele Salvatores e il produttore Maurizio Totti fonda nel 2004 la casa editrice Colorado Noir.

Sposato, vegetariano e pacifista, è testimonial di Medici Senza Frontiere.