Roma, 22 apr. (Labitalia) – “È necessario cambiare regime, come abbiamo detto noi e come finalmente dice anche Federmeccanica. Bisogna puntare a un contratto nazionale più leggero, che stabilisca solo i criteri generali di difesa complessiva dei lavoratori, che devono valere dal Nord al Sud e dall’Est all’Ovest, ma che lasci alla contrattazione aziendale la possibilità di dividere realmente la ricchezza dove si produce”. È quanto afferma a Labitalia Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic, sindacato dei metalmeccanici aderente alla Confsal.
“Per esempio, in Fiat quest’anno – ricorda – il ccsl (contratto collettivo specifico di lavoro, ndr) ha prodotto per i lavoratori mediamente 1.330 euro di aumento, tra l’altro tassati solo al 10% perché detassati, quindi sono 1.200 euro di aumento medio reale”.
“Invece il contratto collettivo nazionale di lavoro langue – avverte – perché impostato in maniera statica e tradizionale dalle federazioni di Cgil, Cisl e Uil, e sta portando soltanto 4 ore di sciopero. Mentre il modello a cui puntiamo noi è fortemente innovativo”.
“Non vogliamo firmare la proposta della Federmeccanica – puntualizza Di Maulo – ma crediamo che su quella proposta si possa lavorare come base utile per concludere un buon negoziato”.
“Il rinnovo del contratto nazionale della Federmeccanica – ammette il segretario generale della Fismic – cade in un momento in cui la fa da padrona la deflazione, cioè inflazione zero, e una bassa crescita dell’economia. Quindi le aziende non stanno andando bene, anzi mediamente stanno andando male”.
“E in un periodo di bassa inflazione – spiega – è complicato pensare ad aumenti retributivi che abbiano incidenza sulla paga base, perché produrrebbero poche decine di euro mensili, tra l’altro taglieggiati completamente dal fisco e dalla fiscalità indiretta che grava ormai per oltre il 50% sulla retribuzione. Come a dire che un aumento di 10 euro produrrebbe per il lavoratore un aumento di 5 euro, che graverebbe sulle aziende per 20 euro”.