CASTEL GANDOLFO – Nel suo primo Angelus da Castel Gandolfo, il Papa questa mattina ha ricordato la parabola del buon Samaritano e l'ha portato ad esempio e modello per tutti i fedeli e per la Chiesa stessa. ''Il Vangelo di questa domenica – ha detto Ratzigner – si apre con la domanda che un dottore della Legge pone a Gesù: 'Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?'.
Sapendolo esperto nelle Sacre Scritture, il Signore invita quell'uomo a dare lui stesso la risposta, che infatti egli formula perfettamente, citando i due comandamenti principali: amare Dio con tutto il cuore, tutta la mente e tutte le forze, e amare il prossimo come se stessi''.
''Allora – ha proseguito il Papa – il dottore della Legge, quasi per giustificarsi, chiede: 'E chi è mio prossimo?'. Questa volta, Gesù risponde con la celebre parabola del buon Samaritano, per indicare che sta a noi farci 'prossimo' di chiunque abbia bisogno di aiuto''.
''Il Samaritano, infatti – ha spiegato ancora Benedetto XVI – si fa carico della condizione di uno sconosciuto, che i briganti hanno lasciato mezzo morto lungo la strada; mentre un sacerdote e un levita erano passati oltre, forse pensando che a contatto con il sangue, in base ad un precetto, si sarebbero contaminati''.
''La parabola pertanto, – ha aggiunto il Pontefice – deve indurci a trasformare la nostra mentalità secondo la logica di Cristo, che è la logica della carità: Dio è amore, e rendergli culto significa servire i fratelli con amore sincero e generoso''.